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“Lo ha fatto a Trump”. Mondiali: il calciatore spagnolo e il gesto al momento della premiazione

  • Sport

La festa per la conquista del Mondiale 2026 da parte della Spagna è stata accompagnata da un gesto che, nel giro di pochi minuti, ha fatto il giro dei social e acceso il dibattito. Durante la cerimonia di premiazione, mentre i campioni del mondo sfilavano sul palco per ricevere le congratulazioni delle autorità presenti, un episodio ha attirato l’attenzione più della consegna del trofeo.

Tra i protagonisti c’era anche Borja Iglesias, attaccante del Celta Vigo, da tempo conosciuto non solo per le sue qualità calcistiche ma anche per le sue prese di posizione su temi politici e sociali. Il giocatore era stato uno dei nomi più osservati già nelle ore precedenti alla finale, perché molti si chiedevano quale sarebbe stato il suo atteggiamento davanti al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.


La risposta è arrivata davanti alle telecamere di tutto il mondo. Iglesias è salito sul palco da campione del mondo e, quando Trump gli ha teso la mano, ha ricambiato il saluto in modo rapidissimo, senza fermarsi, evitando di incrociarne lo sguardo e mantenendo un’espressione seria. Un gesto ridotto al minimo indispensabile del protocollo, che per molti osservatori è apparso tutt’altro che casuale.

Subito dopo, infatti, il comportamento del calciatore è cambiato. Accanto a Trump si trovava la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, e con lei l’attaccante spagnolo ha mostrato un atteggiamento completamente diverso, rivolgendole un sorriso mentre proseguiva lungo il palco. Una differenza che non è passata inosservata e che in poche ore è diventata uno degli argomenti più discussi sui social network.

Claudia Sheinbaum con re e regina di Spagna

In realtà, quanto accaduto era stato anticipato dallo stesso Iglesias alla vigilia della finale. Intervistato da Panenka, gli era stato chiesto come avrebbe affrontato il momento del saluto con Trump. Il calciatore aveva risposto con ironia, senza però nascondere il proprio pensiero: “Non voglio finire in prigione”, ha detto Iglesias, rispondendo a una domanda sul momento in cui sarà ‘costretto’ a salutare Trump, “spero di salutarlo in un momento in cui saremo felici, che possa passare in fretta così da dimenticarmene quanto prima”.

L’attaccante aveva poi spiegato di non voler trasformare quella situazione in uno scontro pubblico, pur ribadendo che la sua posizione era ben nota. “Certe cose a volte bisogna farle e basta, non è il momento di creare polemiche”, ha continuato l’attaccante del Celta Vigo, “la gente conosce bene la mia opinione. Vorrei fare tante cose, ma la realtà è diversa. Molti pensano che sono onnipotente, ma non ho il potere per affrontare certe cose. È complicato”.

Le sue dichiarazioni si inseriscono in un percorso che negli anni lo ha reso uno dei calciatori più impegnati fuori dal campo. Iglesias si è più volte esposto pubblicamente contro il razzismo, l’omofobia e ogni forma di discriminazione. Dopo l’uccisione di George Floyd si era dipinto le unghie di nero come simbolo di protesta e, successivamente, le aveva colorate con tonalità arcobaleno per sostenere la lotta contro l’omofobia. Un gesto che gli è costato numerosi insulti dagli spalti e sui social, ma che ha anche ricevuto un’enorme dimostrazione di solidarietà: migliaia di tifosi del Celta Vigo e gli stessi compagni di squadra si presentarono allo stadio con le unghie dipinte per sostenerlo.

Negli ultimi mesi il centravanti si è inoltre schierato apertamente a favore della Palestina, denunciando la situazione nella Striscia di Gaza mentre molti altri protagonisti del calcio hanno preferito evitare dichiarazioni pubbliche. Per questo motivo il breve saluto rivolto a Trump durante la premiazione è stato interpretato da molti come la conferma di una linea mai nascosta. Nessun gesto plateale, nessuna protesta durante la cerimonia: soltanto una stretta di mano rapidissima, seguita da uno sguardo rivolto altrove e da un sorriso riservato a un’altra leader politica, un episodio destinato a far discutere ancora a lungo ben oltre i festeggiamenti per il titolo mondiale.


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