Ci sono notizie che arrivano piano, ma quando le leggi ti tolgono il fiato. Perché non parlano solo di sport: parlano di una città, di un campo polveroso, di domeniche passate a urlare per un gol che sembrava impossibile. E parlano di un nome che, da queste parti, era diventato una certezza.
Nelle ultime ore a Correggio si respira un silenzio diverso. Quello che nasce quando una comunità si stringe, quasi senza bisogno di parole, per salutare qualcuno che ha lasciato un segno vero. Un segno fatto di memoria, di passione, di quell’energia che resta addosso anche quando la partita è finita.
Correggio piange Alberto Sassi, scomparso il primo maggio. Per molti non era soltanto un ex calciatore: era un volto familiare, una presenza che raccontava un’epoca del calcio fatta di grinta, sacrificio e rispetto.

Lo ricordano per la sua forza fisica, per quel modo di stare in campo che metteva pressione agli avversari ancora prima del fischio d’inizio. E soprattutto per un tiro che, a sentire chi l’ha visto giocare, “non lasciava scampo”: un marchio di fabbrica che gli aveva regalato anche un soprannome rimasto nella memoria di tutti.
Lo chiamavano “Bomba”, e bastava quello a spiegare tutto: potenza, istinto, cattiveria agonistica nel senso migliore del termine. Sassi ha vissuto il calcio al massimo, passando anche da piazze importanti e indossando maglie pesanti, come quella del Modena in Serie B.
La sua storia sportiva è fatta anche di esperienze lontano da casa, come quella con la Torres di Sassari, dove ha confermato di essere un realizzatore implacabile. E poi c’è quel numero che oggi rimbalza nei ricordi di tifosi ed ex compagni: oltre 300 gol in carriera. Una cifra che, nel calcio di provincia, diventa leggenda.
Nonostante i campionati nazionali e le trasferte, il suo cuore è rimasto legato al Correggio, la squadra del paese. Lì ha giocato con orgoglio, diventando un punto di riferimento non solo per i tifosi, ma anche per chi è cresciuto guardandolo e sognando di fare lo stesso.
Anche dopo aver smesso, il suo nome continuava a circolare con naturalezza: nei racconti al bar, sugli spalti, nei discorsi tra chi il calcio lo vive come appartenenza. Perché ci sono giocatori che segnano gol e altri che, senza nemmeno accorgersene, segnano persone.
In queste ore il pensiero va soprattutto alla sua famiglia: la moglie Anna, i figli Francesca e Federico, i nipoti e i parenti, raggiunti da tanti messaggi di affetto. Un abbraccio che arriva da ex compagni di squadra, amici di una vita e semplici tifosi che lo hanno ammirato dagli spalti.
La famiglia ha voluto ringraziare in modo particolare la dottoressa Federica Fantuzzi, che lo ha seguito durante il periodo dell’assistenza medica. È stato anche indicato che eventuali donazioni possono essere destinate alla Pubblica Assistenza Croce Verde di Reggio Emilia, un gesto che racconta bene il senso di comunità che oggi si percepisce forte.
La camera ardente è stata allestita presso il cimitero di Correggio. I funerali si terranno lunedì 4 maggio 2026 alle ore 10, con partenza dal cimitero urbano. Sarà il momento in cui il paese si fermerà, ancora una volta, per salutare la sua “Bomba”.


