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Alessandro Bastoni indagato, spuntano le chat che lo inguaiano. Cosa rischia il calciatore

  • Sport

Ci sono storie che, da un giorno all’altro, cambiano il modo in cui guardi un volto noto: non più solo gol, interviste e sorrisi, ma carte, verbali, messaggi. E quando spuntano le chat, tutto diventa più vicino, più concreto. Stavolta il calcio finisce dentro un’inchiesta che fa rumore.

Perché dietro le serate “tra amici”, le richieste fatte in privato e i contatti giusti al momento giusto, la Procura di Milano sta ricostruendo un quadro delicatissimo. Al centro, secondo quanto emerge dagli atti, c’è il nome di Alessandro Bastoni e un filone che ruota attorno a un’agenzia di escort e a incontri organizzati. Bastoni risulta indagato nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Milano: l’ipotesi di reato indicata è prostituzione minorile.

Un’accusa pesante, che il calciatore respinge. Tramite il suo avvocato, Salvatore Scuto, ha negato in modo netto di aver avuto rapporti a pagamento e, soprattutto, di aver avuto a che fare con persone minorenni. Eppure l’attenzione degli inquirenti si concentra su una serie di messaggi acquisiti e analizzati: conversazioni che, secondo chi indaga, aiuterebbero a delineare dinamiche e rapporti tra calciatori e intermediari. Ed è qui che spunta un dettaglio che, da solo, basta ad alimentare la bufera: la raccomandazione di “non lasciare tracce”.


Tra i contenuti finiti al vaglio degli investigatori c’è una conversazione in cui Bastoni si sarebbe rivolto ad Alessio Salamone, indicato come esponente dell’agenzia Ma.De, chiedendo di organizzare un incontro “per il dopo partita” a casa sua, con più persone, per bere qualcosa. Nella stessa chat, secondo quanto riportato, avrebbe chiesto espressamente discrezione, invitando a non lasciare segni che potessero metterlo in difficoltà.

Non solo. Negli atti viene citata anche una chat datata 9 luglio 2020 in cui Salamone farebbe riferimento a una ragazza minorenne “interessata” al giocatore. La risposta attribuita a Bastoni, sempre secondo le carte, ruoterebbe attorno alla ricerca di un posto appartato. E l’interlocutore avrebbe suggerito l’abitazione come soluzione più “sicura” per evitare occhi indiscreti. L’indagine, per come viene ricostruita, prende slancio dalle dichiarazioni di una giovane indicata come N.V., che avrebbe spiegato ai magistrati il funzionamento del meccanismo: ragazze accompagnate nelle case, stanze riservate, ospiti da intrattenere. Un racconto che avrebbe aperto una porta su un mondo di contatti, logistica e organizzazione.

Secondo le testimonianze riportate, l’agenzia avrebbe agito come intermediario strutturato: invio di cataloghi fotografici ai clienti, gestione degli spostamenti, alloggi, prenotazioni e un filtro costante con una clientela facoltosa, anche legata al mondo sportivo. I giudici ritengono in piedi le ipotesi di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Nei verbali si parla anche di denaro. Durante il periodo della pandemia, sempre secondo quanto raccolto, le cifre legate a questi eventi privati sarebbero state importanti: pagamenti in contanti che oscillavano tra 10 mila e 15 mila euro, con un extra di mille euro per l’uso esclusivo di suite private. Un racconto che, al di là dei numeri, descrive un’organizzazione che avrebbe garantito “servizi” completi: trasporti, autisti, sistemazioni. Un sistema che, nelle intenzioni dell’accusa, non sarebbe stato improvvisato ma stabile e ripetuto nel tempo.

Nel mosaico dell’inchiesta c’è poi un punto che pesa come un macigno: la versione della giovane che, secondo l’impostazione accusatoria iniziale, avrebbe avuto rapporti con il calciatore quando non era ancora maggiorenne. Lei, però, si è presentata in Procura a Milano accompagnata dal padre per chiarire. La ragazza avrebbe spiegato di aver conosciuto Bastoni e di aver avuto un incontro intimo, ma avrebbe negato di aver mai lavorato come escort o di aver ricevuto denaro. All’epoca, viene riportato, aveva 17 anni e 8 mesi; oggi ha 24 anni e lavorerebbe nel settore dell’immagine tra Milano e Dubai, limitando anche la visibilità dei suoi profili social durante questa fase.

Un’altra testimone, sempre secondo quanto emerge, avrebbe confermato che non tutte le ragazze partecipavano per soldi: alcune lo facevano per frequentare calciatori famosi, talvolta per regali o cene pagate, talvolta anche senza alcun compenso. Sul piano giuridico, l’ipotesi di prostituzione minorile rientra nell’articolo 600-bis del codice penale e prevede, in caso di responsabilità accertata, la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 1.500 a 6.000 euro. Diverso e più grave è il capitolo legato allo sfruttamento o all’organizzazione della prostituzione minorile, che può arrivare fino a 12 anni. L’eventuale carcere, comunque, non sarebbe automatico: dipende dalla pena finale, dalle valutazioni del giudice e da eventuali benefici. Ma intanto, mentre le carte vengono lette e rilette, il caso continua ad allargarsi. E quelle chat, ormai, sono diventate il punto su cui tutti tornano.


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