“Carina anche se nelle foto è meglio che non sorrida: non sono a mio agio e poi divento brutta”. Se chiedi a Eva Riccobono come si sente lei risponde così. Già, la bella modella e attrice nostrana preferisce non sorridere nelle foto perché altrimenti diventa brutta. La dichiarazione è arrivata tramite le pagine di Grazia, il settimanale che in questa uscita le ha dedicato una lunga intervista e la copertina.
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Bionda 33enne, 1 metro e 80 di altezza per 61 chili di peso, mamma di Leo, un anno e mezzo, avuto dal compagno Matteo Ceccarini, la Riccobono ha svelato alcuni aneddoti della sua vita.
“Bisogna essere oggettive: ci sono donne che hanno un bel sorriso e altre che, quando ci provano, perdono in stile. Io sono tra queste. Io rido e sorrido moltissimo nella vita reale, ma in quella professionale preferisco di no. Quando hai un lavoro come il mio, non sei obbligata a fare la diva che distribuisce baci e sorrisi. Questa mia attitudine alla serietà e alla sobrietà, comunque, mi danneggia’’.
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‘’La gente – intendo il pubblico in generale – mi vede come una persona algida, snob, distante, una che se la tira, insomma. E’ una cosa che mi fa soffrire. È come se io, in tutti questi anni, avessi dato agli altri un’immagine completamente opposta alla persona che sono in realtà. Non ho costruito un personaggio, ho costruito un mostro”.
“Sono comica, buffa e goffa, in realtà, non eterea come appaio. Sono una rompiscatole, faccio battute: sui set dei miei film sono sempre stata quella che faceva ridere i colleghi. A scuola ero quella che disturbava in classe. Non mi prendo sul serio, anche se non sembra”.
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Modella (per Armani, Alexander McQueen, Dolce & Gabbana, Vivienne Westwood) attrice (Grande, grosso e Verdone, E la chiamano estate, Passione sinistra, La vita oscena, Io che amo solo te) oggi la Riccobono si dedica soprattutto al figlio Leo.
Dopo la maternità mi sono tranquillizzata. Non ho più l’ansia o la frenesia della carriera, oppure la paura di sbagliare. Amo moltissimo la mia professione, ma non mi interessa più la velocità. E non solo nella vita professionale. L’arrivo di Leo mi ha insegnato quali sono le priorità e diciamo che psicologicamente sono molto più attenta alla mia famiglia di origine, ai miei amici. Lavoro, anche molto, ma con più serenità”.
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