Si è spento all’età di 93 anni uno dei grandi protagonisti del teatro italiano, capace nel corso della sua lunga carriera di lasciare un segno profondo anche nella radio e nella televisione. La notizia della sua morte è arrivata nelle scorse ore attraverso un messaggio diffuso dalla famiglia, parole intense che hanno subito restituito la dimensione umana e spirituale di un addio che va oltre il semplice annuncio pubblico: “Si è compiuto il tempo. Un’era lunga novantatré anni si dissolve nell’eterno, e il mio pianto diventa preghiera”.
Un messaggio carico di dolore e amore, che introduce il ricordo di un uomo prima ancora che di un artista. A firmarlo idealmente è il figlio Carlo, che ha voluto accompagnare la scomparsa del padre con un pensiero ancora più personale e profondo, capace di raccontare un legame che continua oltre la vita terrena: “Il ciclo della vita che mi è stata affidata torna alla sua sorgente, dove nulla si perde e tutto si ritrova. Papà, hai varcato la soglia della luce: ora sei con la tua Franchina (la moglie Franca Nuti, attrice, ndr) nel luogo dove l’amore non conosce separazione”. Parole che trasformano il lutto in una riflessione intima sul tempo, sull’amore e sulla continuità degli affetti.
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Lutto nello spettacolo italiano: addio all’attore di teatro
Originario di Cagliari, Giancarlo Dettori aveva scelto Roma per formarsi artisticamente, frequentando l’Accademia d’arte Drammatica. Dopo il diploma, il suo talento lo portò rapidamente a diventare protagonista di numerose produzioni teatrali, fino ad avviare uno dei sodalizi più significativi della scena italiana, quello con Giorgio Strehler e il Piccolo Teatro di Milano. Il palcoscenico rimase sempre il suo centro naturale, il luogo dove la sua voce e la sua presenza trovavano la massima espressione.
Accanto al teatro, però, Dettori seppe esplorare anche linguaggi diversi. Fu conduttore di programmi radiofonici e protagonista di commedie e radiodrammi Rai, costruendo un rapporto solido con il pubblico dell’ascolto. Nel 1975 vestì i panni di Guglielmo Tell in Le interviste impossibili, trasmissione del Secondo Programma Radiorai che dava voce a personaggi di epoche passate. In seguito partecipò ad altri programmi radiofonici come Voi ed io e Via Asiago Tenda, varietà che conobbe diverse edizioni e contribuì a consolidare la sua popolarità anche fuori dal teatro.

La televisione arrivò poco dopo. La sua prima apparizione risale al 1976, quando insieme a Enza Sampò presentò il Varietà Insieme, facendo finta di niente, mentre nel 1984 affiancò Marina Pezy nella conduzione di qui Giallo sera. Ma tra i ruoli più curiosi e ricordati della sua carriera c’è anche quello di primo interprete del Mago Zurlì, personaggio nato da un’idea di Cino Tortorella per lo spettacolo teatrale per bambini Zurlì, mago Lipperlì. Quando il personaggio approdò in televisione, Dettori scelse di non seguirlo sul piccolo schermo, lasciando il posto allo stesso Tortorella.
Solo nella seconda parte del suo percorso artistico, il cinema diventò un ulteriore spazio di espressione. Dettori prese parte a diverse produzioni, a partire da Una storia milanese nel 1962, passando per titoli come L’affittacamere e La pretora. Nel 1992 Carlo Verdone lo volle nel film Maledetto il giorno che t’ho incontrato, mentre la sua ultima apparizione sul grande schermo risale al 2017 con Gli Sdraiati di Francesca Archibugi. Una carriera lunga e articolata, che attraversa decenni di cultura italiana e che oggi si chiude lasciando un’eredità fatta di parole, voce e memoria.


