Mentre papà Paolo spopolava al cinema nei panni del ragionier Fantozzi, Piero lottava contro la tossicodipendenza. Oggi, a 53 anni, ha raccontato la sua storia a Maurizio Costanzo, il primo a scoprire Paolo Villaggio. Piero Villaggio ha spiegato perché ha deciso di parlare della sua vita, dei problemi con la droga e del rapporto conflittuale con il padre: “È un racconto di anni difficili della mia vita, dai primi disagi di quando avevo 15-16 anni. Poi a 17 anni ho cominciato a drogarmi, lo sono stato per 7 anni. Dopo sono stato per tre anni a San Patrignano. In questo libro racconto quello che per me sono stati questi 10-12 anni della mia vita, difficili. Racconto del disagio avuto nel rapporto con mio padre, inizialmente. Non per questo mio padre è responsabile di quello che è successo”.
Costanzo ha svelato che Paolo Villaggio gli chiese di accompagnarlo a San Patrignano a trovare il figlio: “Io non ho mai visto una popolazione di 600 ragazzi in un silenzio di tomba. Ognuno col proprio problema non stava certo a discutere con gli altri. Posso dirti adesso quanto tuo papà ha sofferto e quando un giorno mi telefonò a dirmi che le cose cominciavano ad andar bene”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Piero ha raccontato la sua storia attraverso le pagine del libro ‘’Non mi sono fatto mancare niente’’. Nel libro è ingeneroso verso se stesso ma anche feroce nei confronti di un padre che definisce ‘’assente, egoista, megalomane’’ e per il quale, contrariamente al grande pubblico, ha faticato a provare simpatia.
“C’è stato un rapporto conflittuale. – ha raccontato Piero al Maurizio Costanzo Show – Le persone famose sono assolutamente normali, coi pro e contro. Mio padre è stato un po’ assente, era dietro al suo lavoro. Inavvertitamente io non ho avuto un controllo in un’età particolare, forse io ero un ragazzo più sensibile. Quindi ho preso una strada che non consiglio a nessuno’’. (Continua a leggere dopo la foto)
‘’Il mondo dell’eroina nasconde un inferno. – ha detto ancora – Mio padre purtroppo ha avuto comportamenti giusti e sbagliati. So quanto lui ne ha sofferto e quanto si è messo in gioco. Era il periodo in cui ci furono vari articoli scandalisti, mio padre ci mise la faccia anziché vergognarsi di avere un figlio tossicodipendente. Di questo gli sono grato, poi io devo tanto alla comunità nonostante io non abbia avuto rapporti idilliaci e mi sono ricreduto dopo, allora ritenevo alcune regole troppo forti. Sono ritornato vent’anni dopo e ho trovato una comunità completamente diversa. Molti giornalisti mi chiedevano qual era la mia emozione e io non riconoscevo più quel posto. Probabilmente, per arrivare a quello che sono adesso, sono dovuto passare da quello”.
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E sul rapporto di oggi con il papà risponde così: “Compatibilmente con la sua età – e lui non si è mai curato un diabete – oggi è una personalità più facile a cui approcciarsi. Ha sempre avuto una personalità egocentrica e ho avuto delle difficoltà di rapporti. Adesso fa tenerezza, è una persona che non sta benissimo, quindi adesso siamo riusciti dopo molti anni ad avere un rapporto, sono riuscito a farmi ascoltare e ad ascoltarlo.


