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Il vertice sul lago, poi la frase choc: Trump avverte l’Iran e il mondo trattiene il fiato

Un resort affacciato su un lago svizzero, delegazioni che entrano ed escono, facce tese e mezze frasi davanti ai giornalisti. In queste ore la diplomazia prova a rimettere insieme i pezzi di una crisi che ha già fatto tremare mercati e alleanze. E mentre qualcuno parla di spiragli, qualcun altro sceglie parole che gelano.

Il punto è che stavolta non si tratta solo di dichiarazioni di rito. Sul tavolo ci sono nodi che toccano la sicurezza globale, il prezzo del petrolio e l’equilibrio di un’intera regione. E il contrasto tra chi prova a trattare e chi minaccia apertamente rischia di trasformare ogni passo avanti in un nuovo scatto di tensione.

Un lago, un resort e un primo segnale di apertura

I colloqui tra Stati Uniti e Iran sono partiti al Bürgenstock Resort, sulle rive del lago di Lucerna, in Svizzera, con la mediazione di Qatar e Pakistan. A dare per primo l’idea di un clima diverso è stato il vicepresidente americano JD Vance, parlando di progressi già nelle prime ore di confronto.

«Abbiamo già fatto progressi nelle ultime ore e mi aspetto che faremo ulteriori progressi nelle ore a venire», ha dichiarato Vance, riferendosi all’incontro con Mohammad Baqer Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo della delegazione negoziale.

Vance ha descritto il vertice come l’inizio di un negoziato tecnico: non la bacchetta magica per cancellare ogni frattura, ma il primo vero tentativo di sedersi, capire le priorità reciproche e provare a cambiare rotta. L’obiettivo dichiarato è “voltare pagina” dopo mesi di tensioni culminate con la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio.

Ma da Washington arriva la linea dura: «Se lo chiudete, non avrete più un Paese»

Mentre a Lucerna si prova a riaprire un canale diplomatico, Donald Trump alza il volume. In un’intervista a Fox News, rilanciata anche sul social Truth, il presidente americano ha usato toni durissimi nei confronti di Teheran.

«Se lo chiudete, non avrete più un Paese. Li farò saltare in aria. Gli Stati Uniti prenderanno il controllo dello Stretto di Hormuz, se necessario», ha affermato Trump, aggiungendo che Washington potrebbe persino imporre “pedaggi” sul passaggio delle petroliere se non si arrivasse a un accordo.

Parole che pesano, perché lo Stretto di Hormuz non è un dettaglio: è una delle arterie principali dell’energia mondiale. Ogni minaccia, ogni chiusura, ogni escalation si riflette immediatamente sulla percezione del rischio e sulle tensioni internazionali.

Non solo Hormuz: nel mirino anche Hezbollah e il Libano

Trump ha poi spostato l’attenzione su un altro punto sensibile, chiedendo all’Iran di fermare le attività di Hezbollah in Libano. Un tema che si intreccia direttamente con gli equilibri regionali e con il rischio di allargare ulteriormente il fronte della crisi.

«L’Iran deve impedire immediatamente ai suoi alleati in Libano di causare problemi. Se non lo farà, colpiremo di nuovo l’Iran molto duramente, ancora più forte di quanto fatto la scorsa settimana», ha scritto Trump.

Intanto, secondo l’emittente statale iraniana IRIB, sarebbe in corso anche un incontro trilaterale tra Iran, Qatar e Stati Uniti dedicato a due dossier delicatissimi: un possibile cessate il fuoco in Libano e la questione dei beni iraniani congelati all’estero.

Il ruolo del Qatar e l’avvertimento: «È solo l’inizio»

Nelle stesse ore, Ghalibaf ha incontrato a Zurigo il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il comandante dell’esercito pakistano Asim Munir. Al centro del confronto, l’attuazione degli impegni previsti dal cosiddetto Accordo di Islamabad e la cessazione delle ostilità nell’area.

Accanto a Vance e Sharif, il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha sottolineato la portata del vertice, ma senza trionfalismi: «Questo incontro è importante non solo per la sicurezza della regione, ma anche per quella del mondo e per l’economia globale. Non è una celebrazione, ma soltanto l’inizio. Il Qatar continuerà a sostenere la mediazione fino al raggiungimento di una soluzione».

Quello di Lucerna è il primo confronto tecnico diretto tra Washington e Teheran dopo mesi di escalation. Un passaggio che potrebbe diventare cruciale, ma che resta appeso a un filo: perché tra le stanze dei negoziati e i messaggi muscolari lanciati a distanza, basta poco per far cambiare improvvisamente il clima.


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