
Ci sono partite che non si giocano in tv, ma nei corridoi, nei sussurri, nelle telefonate che non finiscono mai. E quando iniziano a girare certe frasi, l’aria si fa subito più pesante: perché non è solo politica, è potere. E il Quirinale, in Italia, è il potere che resta.
In queste ore a riaccendere la miccia è stato Nicola Porro, con un intervento che ha il sapore del monito. Il punto, più che le solite schermaglie tra partiti, è un altro: la sensazione che dietro le quinte si stia già ragionando su chi potrebbe sedersi un domani sulla poltrona più delicata del Paese.
Porro mette subito a fuoco il clima che, a suo dire, rischia di fare danni: un centrodestra che litiga e un campo avversario che osserva, pronto a infilarsi negli spazi lasciati scoperti. E lo dice con una frase destinata a far discutere: “Il centrodestra litiga e i bolliti come Prodi, Conte e Monti godono”.
Parole che colpiscono perché chiamano in causa nomi ingombranti, di quelli che sembrano usciti di scena e invece tornano sempre, quando il gioco si fa serio. E infatti, nella lettura del giornalista, il nodo non è una singola elezione, ma l’equilibrio istituzionale che può nascere da quella scelta.
Il passaggio più pesante, però, arriva subito dopo: “Il vero pacchetto vincente delle prossime elezioni politiche è l’elezione del Presidente della Repubblica”. Tradotto: non conta solo chi governa, conta chi sceglie il Capo dello Stato. E lì si decide moltissimo, spesso lontano dai riflettori.
Il centrodestra litiga e i bolliti come Prodi, Conte e Monti godono. Il vero pacchetto vincente delle prossime elezioni politiche è l’elezione del Presidente della Repubblica. Prodi e Monti sgomitano per il Quirinale e Conte per ritornare a Palazzo Chigi. Mai sottovalutare i…
— Nicola Porro (@NicolaPorro) April 20, 2026
I nomi che tornano: chi “sgomita” davvero
Ed è qui che Porro affonda: “Prodi e Monti sgomitano per il Quirinale e Conte per ritornare a Palazzo Chigi”. Un quadro che sembra disegnare due partite intrecciate: da una parte la corsa al Colle, dall’altra la corsa al governo. E nel mezzo, alleanze fragili, strategie che cambiano in un attimo, e ambizioni personali che non dormono mai.
In questo scenario, la corsa al Quirinale diventa quasi un acceleratore: può compattare o spaccare, può imporre un nome o costringere a compromessi brucianti. E se i partiti si presentano divisi, il rischio è di lasciare campo alle manovre più abili, a chi sa aspettare il momento giusto.

A chiudere il ragionamento c’è una frase che suona come un avvertimento secco, quasi personale: “Mai sottovalutare i bolliti”. Perché in politica italiana il ritorno di figure considerate “finite” è una storia già vista. E spesso, quando accade, cambia tutto.
Il Quirinale resta così il grande snodo: una scelta capace di condizionare non solo i prossimi equilibri di governo, ma anche le amicizie e le rivalità dentro i partiti. E mentre fuori sembra tutto lontano, dentro le stanze che contano la partita potrebbe essere già cominciata.


