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Trump-Meloni, Feltri si schiera: «Lui un buffone, la premier ha fatto bene a reagire»

Poltrona vuota su uno studio televisivo italiano, a illustrare l'intervento di Vittorio Feltri sul caso Trump-Meloni

È uno di quei botta e risposta che sembrano destinati a spegnersi in poche ore e invece continuano a rimbalzare ovunque, tra talk show, social e retroscena. Sullo sfondo ci sono due leader, due stili opposti e una tensione che molti minimizzano, ma che intanto divide e accende i commenti. E poi c’è una voce che, quando entra, non lo fa mai in punta di piedi.

Questa volta a dire la sua è Vittorio Feltri, intervenuto a 4 di Sera Weekend. Davanti alle telecamere il giornalista ha messo in fila una lettura secca della vicenda, scegliendo di schierarsi senza troppi giri di parole su ciò che è successo tra Donald Trump e Giorgia Meloni.

La risposta della premier: per Feltri era inevitabile

Feltri parte da un punto preciso: la reazione di Meloni, arrivata in video dopo l’attacco considerato “improvviso” dagli Stati Uniti. Secondo lui, in quel momento la presidente del Consiglio non avrebbe potuto fare diversamente. Non tanto per calcolo politico, quanto per una questione di dignità e di tenuta dell’immagine pubblica.

L’idea, detta in sostanza, è che quando una dinamica mediatica esplode, il silenzio rischia di diventare un boomerang. E quindi, nella sua lettura, replicare era quasi obbligatorio: per non lasciare il campo agli altri e per non farsi schiacciare dal racconto che stava prendendo forma.

Su Trump, invece, parole al vetriolo: «Sembra un buffone»

Se sulla premier Feltri non fa mistero di apprezzare la scelta di reagire, sul presidente americano la musica cambia di colpo. Il giudizio è duro, tagliente, senza sconti: ai suoi occhi Trump assomiglia sempre di più a un “buffone”.

E non solo. Feltri ridimensiona anche la portata dell’affondo contro Meloni, descrivendolo come un episodio che, a suo avviso, è stato caricato di un peso eccessivo. Insomma: tanto rumore, troppa enfasi, e una polemica che forse non meritava di diventare un caso così clamoroso.

Da dove sarebbe partito tutto: il retroscena del G7

Nella ricostruzione ripresa in trasmissione, all’origine della tensione ci sarebbe un presunto battibecco tra Trump e Meloni durante l’ultimo vertice del G7. Un dettaglio che, se confermato nei contorni, aiuterebbe a spiegare perché la frizione si sia poi trasformata in uno scontro a distanza.

Feltri, pur difendendo la reazione della premier nel merito, aggiunge però una nota: sul piano della forma e dell’immagine istituzionale, forse l’intera vicenda si sarebbe potuta evitare. Una “sbavatura”, la definisce, che non cambia la sostanza ma che lascia spazio a un dubbio: serviva davvero arrivare fin qui?

Roma-Washington: “non serve ricucire”, ma la prudenza resta

Quando si guarda avanti, Feltri invita a non drammatizzare. Secondo lui il governo italiano non avrebbe nemmeno bisogno di affannarsi per “riparare” i rapporti: certe relazioni, quando serve politicamente, si ricompongono da sole. Arriva un momento in cui ci si risedere allo stesso tavolo, perché la necessità supera l’orgoglio.

Ma c’è un punto che lui stesso non nasconde: fare previsioni è complicato. Trump, sottolinea, sarebbe imprevedibile e capace di mosse inattese. E Meloni, allo stesso tempo, non sarebbe tipo da incassare in silenzio. Tradotto: nuove scintille non sono affatto un’ipotesi remota.

Un caso che divide: fermezza o rischio?

Le parole di Feltri si infilano in un dibattito già rovente. Da una parte chi legge la fermezza della premier come prova di autonomia e carattere, dall’altra chi guarda con sospetto all’intero rapporto con il presidente americano e si chiede quanto convenga stare su quel terreno.

Quel che è certo è che, tra ricostruzioni, reazioni e commenti, la partita non sembra chiusa. E ogni nuova frase, ogni mezzo gesto, rischia di riaccendere tutto da capo.


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