Numeri che agitano la politica, distanze che si accorciano e una sorpresa capace di cambiare il racconto degli ultimi mesi. L’ultima fotografia sulle intenzioni di voto accende la tensione tra maggioranza e opposizione: nulla è deciso, ma un equilibrio che sembrava solido ora appare molto più fragile.
Il punto è proprio questo: il primo partito resta davanti, ma registra un calo significativo, mentre dall’altra parte dello schieramento i conti della possibile alleanza raccontano una storia diversa. A rilevarlo è il sondaggio Emg, diffuso il 16 luglio, che disegna uno scenario tutto da seguire.

Fratelli d’Italia scende sotto la soglia simbolica
Secondo la rilevazione, Fratelli d’Italia è al 24,6%. Il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni conserva la prima posizione tra le singole forze politiche, ma scivola sotto il 25%, una soglia dal forte valore simbolico nel confronto quotidiano dei sondaggi.
Alle sue spalle il Partito democratico, indicato al 20,9%. Il distacco tra le due principali forze politiche si riduce così a poco più di tre punti percentuali. Non è un sorpasso, ma è un segnale che riapre la partita e rende il clima ancora più acceso.

La sorpresa Lega e il dato di Vannacci
Tra i dati che colpiscono c’è quello della Lega di Matteo Salvini. Spesso collocata nelle rilevazioni tra il 5 e il 6%, per Emg il Carroccio arriverebbe al 7,5%. Un balzo che, se confermato nel tempo, darebbe nuovo peso al partito dentro la maggioranza.
La Lega si porterebbe persino sopra Futuro nazionale, la formazione collegata a Roberto Vannacci, rilevata al 7,3%. Bene anche Forza Italia, al 8,4%, mentre Noi Moderati si attesterebbe all’1,4%. Sommando queste forze, senza includere il partito di Vannacci, il centrodestra raggiungerebbe il 42,2%. Una base importante, certo, ma i numeri dell’altro fronte riservano il passaggio più delicato della rilevazione.
Il campo largo davanti: il vantaggio che cambia tutto
La coalizione di centrosinistra, il cosiddetto campo largo, arriverebbe infatti al 43,7%. Vale a dire oltre un punto e mezzo in più rispetto al centrodestra. Un risultato che fa rumore, soprattutto perché nasce dalla somma di partiti molto diversi tra loro. Oltre al Pd al 20,9%, il Movimento 5 Stelle è dato al 12,7%, Alleanza Verdi-Sinistra al 6%, Italia Viva al 2,6% e +Europa all’1,5%. Il vantaggio, però, dipende da una condizione decisiva: la capacità di trasformare quei numeri in un’alleanza stabile.
Nell’area di centro, Azione viene rilevata al 2,6%, mentre il Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin all’1,8%. Percentuali contenute, ma che in un quadro così ravvicinato potrebbero acquistare un peso tutt’altro che marginale. Emg ha misurato anche la fiducia nel governo Meloni. Il 29% degli intervistati dice di averne abbastanza, il 21% poca e il 6% molta. Dati che restituiscono un rapporto complesso tra l’esecutivo e il Paese, in una fase politica segnata da continui scossoni.
Quanto ai leader, il dato più netto riguarda il presidente della Repubblica: Sergio Mattarella tocca l’82% di gradimento. Tra i capi di partito, invece, Giorgia Meloni e Giuseppe Conte sono appaiati al 39%; seguono Elly Schlein al 28%, Matteo Salvini e Antonio Tajani al 26%. È solo una fotografia del momento, non un risultato elettorale. Ma la fotografia è chiarissima: la sfida è aperta, il margine si assottiglia e ogni scelta sulle alleanze può trasformare questi numeri in una svolta politica.


