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Sorelle scomparse, proprio lì: sul posto anche il padre!

Otto giorni possono sembrare un’eternità, soprattutto quando a mancare all’appello sono due ragazze. In Abruzzo, tra boschi, strade di montagna e paesi piccoli dove tutti conoscono tutti, l’ansia cresce ora dopo ora: ogni silenzio pesa, ogni segnalazione accende speranze e paure.

Da una settimana l’attenzione è tutta per Alisya e Sarah Di Giacinto, 16 e 12 anni. Sono scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla struttura residenziale Ofh Hope di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. Da quel momento, nessuna traccia certa.

Le ricerche vanno avanti senza sosta nell’area dell’Alto Sangro. In campo ci sono vigili del fuoco, carabinieri, unità cinofile e droni: un lavoro serrato, fatto di perlustrazioni a piedi, controlli incrociati, verifiche di ogni dettaglio che possa ricostruire le ultime ore delle due sorelle.

Nelle ultime ore, però, il baricentro delle operazioni si è spostato anche su un punto che mette i brividi: il lago di Barrea. Qui sono intervenuti i sommozzatori dei vigili del fuoco per una ricognizione approfondita dello specchio d’acqua, mentre a terra continuano le battute tra Barrea, Villetta Barrea e le zone circostanti.

I sommozzatori, secondo quanto emerso, hanno concentrato le verifiche soprattutto nelle aree sotto i due ponti che attraversano il lago. Un controllo meticoloso, ripetuto, che però per ora non ha restituito elementi utili: nessun oggetto, nessun indizio decisivo in grado di dire con certezza che direzione abbiano preso le ragazze dopo l’allontanamento dalla comunità.

E intanto il tempo passa. È questo il pensiero che aleggia tra gli operatori e i familiari: più i giorni scorrono, più diventa urgente capire se si tratti di un allontanamento pianificato, di un aiuto esterno o di qualcosa di diverso. Ogni ipotesi resta aperta e viene valutata con cautela.

Sul luogo delle ricerche è arrivato anche il padre delle minori, Stefano Di Giacinto, accompagnato dal suo legale, Francesco Riccardi. L’uomo segue da vicino l’evolversi delle operazioni e continua a lanciare appelli, con la speranza che qualcuno abbia visto qualcosa o che arrivi una segnalazione decisiva.

In queste ore, il padre ha anche voluto smentire alcune ricostruzioni circolate nei giorni scorsi. “Ritrovatele al più presto, sono sparite da otto giorni”, ha dichiarato. E poi: “Ci tengo a dire che non è vero che Alisya e Sarah non mi volevano né vedere né sentire. Il mercoledì precedente alla scomparsa mi hanno contattato tramite WhatsApp e mi hanno raccontato tutto quello che avevano fatto durante la giornata”.

Le indagini sono coordinate dalla Procura di Sulmona. Il fascicolo aperto resta quello per sottrazione di minori e gli investigatori stanno verificando ogni possibile pista, senza escludere nessun scenario. Tra gli elementi al vaglio ci sarebbero anche segnalazioni relative ad auto notate nei pressi della struttura poco prima della scomparsa e l’eventuale coinvolgimento di persone che potrebbero aver aiutato le due sorelle.

La vicenda familiare, inevitabilmente, è diventata parte degli accertamenti. Alisya e Sarah erano entrate nel circuito delle case famiglia circa tre anni fa, dopo la separazione dei genitori. In un primo periodo erano state ospitate in strutture diverse e sono rimaste separate per quasi due anni, prima di essere ricongiunte circa un anno fa nella comunità di Civitella Alfedena.

Secondo quanto riportato, la responsabilità genitoriale era stata revocata a entrambi i genitori per la forte conflittualità emersa durante la separazione. Una recente decisione del Tribunale per i minorenni di Cassino avrebbe però disposto il riaffidamento delle due ragazze al padre: un passaggio che ora viene approfondito anche nell’ambito dell’inchiesta.

Il mistero resta irrisolto. Le ricerche continuano, le segnalazioni vengono analizzate una a una e ogni ora può fare la differenza: l’obiettivo, per tutti, è uno solo, ritrovare Alisya e Sarah e capire cosa sia successo dopo quella notte in Abruzzo.


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