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“Non c’è posto’’. Aspetta 13 giorni in pronto soccorso, muore così

Un dramma avvenuto all’ospedale Sirai di Carbonia ha riacceso il dibattito sulle condizioni del sistema sanitario in Sardegna. Una donna di 82 anni, arrivata in pronto soccorso dopo una caduta che le aveva provocato la frattura di un femore, è morta dopo aver atteso quasi due settimane prima di poter essere operata. La paziente sarebbe rimasta per 13 giorni in attesa di un posto letto in reparto.

A sollevare il caso è stata Daniela Garau, consigliera comunale di Fratelli d’Italia, che ha presentato un’interpellanza chiedendo chiarimenti sulla gestione della paziente. Secondo la sua ricostruzione, la donna non sarebbe mai stata trasferita in un reparto specialistico, nonostante l’urgenza dell’intervento. «È inaccettabile e inumano. Pensare di arrivare all’ospedale Sirai con una frattura del femore, restare nel corridoio o nell’area di astanteria del pronto soccorso per tredici giorni e morire lì, senza essere mai stati ricoverati, è una vergogna», ha dichiarato Garau, aggiungendo che il reparto competente sarebbe rimasto inspiegabilmente chiuso.


Le parole della consigliera hanno provocato forte indignazione e acceso reazioni politiche. L’assessorato regionale alla Sanità ha avviato un’indagine interna per chiarire ogni dettaglio della vicenda e individuare eventuali responsabilità. È stata richiesta alla Asl del Sulcis Iglesiente una relazione completa su quanto accaduto, con l’obiettivo di ricostruire tempi, procedure e decisioni prese durante i tredici giorni di attesa.

La Asl, però, ha fornito una versione diversa. In una nota ufficiale ha spiegato che l’anziana non era trattenuta nel pronto soccorso, ma ricoverata nel reparto Obi, l’Osservazione breve intensiva, una struttura dotata di personale e apparecchiature per il monitoraggio continuo dei pazienti. Secondo l’azienda sanitaria, la signora era arrivata al pronto soccorso il 22 ottobre, dopo una caduta domestica. Le indagini cliniche successive avevano evidenziato un quadro più complesso della sola frattura, con condizioni generali già compromesse.

«Sono state avviate le procedure per il trasferimento in una struttura in grado di eseguire l’intervento chirurgico, ma la ricerca di un posto disponibile è risultata difficile a causa della saturazione dei reparti negli altri presidi», ha precisato la Asl, aggiungendo che il decesso, avvenuto il 2 novembre, è stato causato da complicazioni cardiache.

L’episodio ha riportato al centro dell’attenzione le criticità croniche della sanità nel Sulcis, tra carenza di personale, reparti chiusi e tempi di attesa insostenibili. In molti, nelle ore successive alla notizia, hanno espresso rabbia e preoccupazione per un sistema che sembra non riuscire più a garantire cure tempestive e dignitose ai pazienti più fragili.


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