Un soccorritore impegnato nelle operazioni di recupero dei sub italiani dispersi alle Maldive è deceduto dopo un malore accusato durante le immersioni di ricerca. Il militare, in servizio nelle Forze di difesa nazionali maldiviane, era stato trasferito d’urgenza in ospedale in condizioni definite molto gravi. La notizia arriva mentre le squadre continuano a operare in un’area considerata complessa e pericolosa, all’interno di una cavità sommersa dove si concentrano le verifiche.
Secondo quanto riferito da fonti informate sull’attività di soccorso, l’operatore aveva partecipato alle immersioni effettuate nelle ultime ore per localizzare i dispersi. Le autorità locali, al momento, non hanno indicato le cause precise dell’emergenza medica che lo ha colpito, limitandosi a confermare il ricovero e il successivo decesso.
Ricerche nella grotta sommersa: nuovo piano operativo delle autorità
Il governo delle Maldive ha comunicato l’adozione di un aggiornamento del piano di intervento, basato sugli esiti delle immersioni già condotte nel sistema di cavità sottomarine. L’obiettivo è rendere più efficaci i tentativi di esplorazione e mappatura, in un contesto caratterizzato da profondità importanti, visibilità ridotta e passaggi stretti.
Il portavoce presidenziale Mohammed Hussain Shareef, citato da media locali, ha spiegato che due specialisti italiani con esperienza in soccorso in profondità e immersioni in grotta potrebbero affiancare le squadre sul posto per supportare le operazioni.
Le difficoltà tecniche: profondità, correnti e scarsa visibilità
Le attività di ricerca sono concentrate da ore su un articolato complesso di cavità dove si ritiene possano trovarsi i corpi dei quattro sub italiani. Le immersioni vengono descritte come ad alto rischio per la presenza di correnti, la conformazione irregolare del fondale e l’orientamento difficoltoso all’interno dei passaggi sommersi.
Le operazioni, svolte con turni alternati di sommozzatori specializzati, proseguono senza interruzione. Le squadre mantengono un coordinamento costante per ridurre i tempi di permanenza in profondità e garantire la sicurezza degli operatori.
Chi sono gli italiani coinvolti e cosa si sa della spedizione
Tra le persone coinvolte nell’incidente risultano la professoressa e ricercatrice dell’Università di Genova Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice torinese Muriel Oddenino e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri. La spedizione si trovava a bordo dello yacht “Duke of York”, sottoposto a sequestro amministrativo.
L’area interessata dalle ricerche si trova nei pressi dell’atollo di Vaavu, una zona conosciuta dagli appassionati di immersioni ma ritenuta impegnativa per la presenza di grotte e corridoi profondi, accessibili solo con preparazione specifica e attrezzature adeguate.
Verifiche su limiti di profondità e autorizzazioni per le immersioni
Le autorità maldiviane stanno svolgendo accertamenti anche sugli aspetti regolamentari. In base a quanto indicato dalle istituzioni locali, le immersioni ricreative sarebbero consentite fino a 30 metri, salvo permessi specifici. Gli investigatori stanno verificando se l’attività svolta rientrasse in un quadro autorizzativo particolare o se fossero previste eventuali deroghe legate a finalità diverse da quelle turistiche.
Sul piano operativo, sarebbero otto i sommozzatori maldiviani impegnati a rotazione, con ulteriori operatori in prontezza per subentrare. Le ricerche vengono supportate anche da attività di mappatura e monitoraggio dall’alto, mentre proseguono gli sforzi per localizzare i dispersi e chiarire la dinamica dell’accaduto.
Il decesso del soccorritore aggiunge un ulteriore elemento di gravità a un intervento già complesso, in un contesto in cui la priorità resta il recupero dei quattro italiani e la ricostruzione completa dei fatti.


