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Garlasco, le gravissime accuse all’avvocato De Rensis. Cosa è successo

Nuovi sviluppi nel caso Garlasco riaccendono l’attenzione su uno dei delitti più discussi degli ultimi anni. Un esposto depositato in Procura a Milano introduce elementi che potrebbero avere conseguenze rilevanti non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello mediatico.

Al centro della vicenda c’è l’iniziativa di Chiara Ingrosso, giornalista televisiva legata al programma FarWest di Salvo Sottile, che ha deciso di consegnare agli inquirenti una serie di materiali tra chat, audio e ricostruzioni di incontri. Chiara Ingrosso sostiene che il racconto mediatico del caso avrebbe subito pressioni e interferenze esterne, con l’obiettivo di orientare l’attenzione verso piste alternative.


Nel documento, secondo quanto emerso, viene chiamato in causa l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi. I contatti tra la giornalista e il legale risalirebbero già all’ottobre 2025, quando i due si sarebbero confrontati sulle possibili piste investigative legate all’omicidio di Chiara Poggi. In quell’occasione, secondo la ricostruzione, De Rensis avrebbe suggerito di approfondire la cosiddetta “pista dei vestiti nel canale”.

L’esposto entra poi nel dettaglio dei rapporti tra la trasmissione televisiva e il legale. La giornalista riferisce che, a fronte di ascolti ritenuti insoddisfacenti, il programma avrebbe progressivamente modificato la propria linea editoriale, instaurando rapporti più stretti con De Rensis. In una chat interna alla redazione, viene riportato, si farebbe riferimento alla volontà di coinvolgere anche Marco Poggi in una narrazione alternativa, con allusioni a presunti legami personali.

Uno degli elementi più rilevanti riguarda un incontro avvenuto il 22 gennaio 2026 in un ristorante milanese, durante il quale la giornalista avrebbe registrato le conversazioni con il legale. Audio che ora sono stati allegati all’esposto e che potrebbero rappresentare un tassello centrale nelle verifiche della Procura.

Il documento, nel complesso, punta a sostenere l’ipotesi di un possibile “depistaggio mediatico”, ovvero un tentativo di indirizzare l’opinione pubblica e il racconto giornalistico verso scenari alternativi rispetto a quelli emersi nelle indagini ufficiali. Una ricostruzione che, se confermata, aprirebbe interrogativi significativi sul rapporto tra informazione, difesa legale e sviluppo delle inchieste.

Il caso Garlasco, del resto, resta uno dei più complessi della cronaca italiana. L’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007, ha attraversato anni di processi e revisioni, fino alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Negli ultimi tempi, però, nuove indagini e piste alternative hanno riportato la vicenda al centro del dibattito pubblico, alimentando dubbi e nuove ipotesi investigative.

Ora sarà la magistratura a valutare il contenuto dell’esposto e a stabilire se gli elementi raccolti abbiano rilevanza penale o investigativa. Nel frattempo, il caso continua a muoversi su un doppio binario: quello giudiziario e quello mediatico, sempre più intrecciati.


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