All’alba, quando la città ancora sbadiglia e il caffè è l’unica certezza, in Ungheria si è aperta una giornata che ha il sapore della resa dei conti. Non è “solo” un’elezione: è una scelta di direzione, di clima, di futuro. E c’è una sensazione nell’aria, difficile da ignorare.
Da una parte il potere che dura da anni e che molti descrivono come sempre più duro, dall’altra un avversario che fino a poco tempo fa sembrava impensabile come vero pericolo. Eppure, oggi, il nome che rimbalza ovunque è uno: Péter Magyar.
Seggi aperti, tensione alta: cosa si decide davvero
I seggi hanno aperto alle 6 del mattino: gli elettori devono decidere se confermare ancora Viktor Orbán e il suo partito di destra, Fidesz, dopo 16 anni di governo, oppure voltare pagina affidandosi a Tisza, la forza guidata da Magyar.
In gioco non c’è soltanto un cambio di premier. Per molti osservatori, queste parlamentari sono un referendum emotivo e politico su un Paese che negli ultimi anni ha fatto discutere l’Europa, tra accuse di derive autoritarie e rapporti sempre più tesi con Bruxelles.
Secondo quanto emerso dagli ultimi sondaggi indipendenti, Magyar sarebbe in vantaggio anche nelle fasi finali della campagna. Ma guai a darlo per scontato: il dato che spaventa tutti è quello degli indecisi, ancora tantissimi.
Nei calcoli dell’agenzia Medián, Tisza potrebbe arrivare intorno al 48% e conquistare tra 138 e 143 seggi su 199. Tradotto: una maggioranza larghissima, addirittura da due terzi. In quello scenario, Fidesz scenderebbe al 30%, con 49-55 seggi. Numeri pesanti, di quelli che fanno tremare i palazzi.
Perché proprio la soglia dei due terzi è la chiave? Perché con almeno 138 deputati si aprirebbe la strada a un cambiamento profondo, anche sul piano costituzionale. E c’è chi legge tutto questo come la possibilità di un ritorno più filo-occidentale e più allineato ai valori europei, dopo le tensioni che hanno portato Budapest a perdere parte dei fondi Ue.

Negli ultimi mesi, dicono le rilevazioni, non ci sarebbero stati stravolgimenti clamorosi. Le due agenzie considerate più affidabili, Medián e 21 Kutatóközpont, vedono un vantaggio di Tisza: per entrambe ora sarebbe intorno al 46%, ben sopra il 30% attribuito a Fidesz.
Ma qui arriva la parte che fa discutere (e che, diciamolo, fa anche un po’ rumore): in Ungheria operano pure agenzie considerate filogovernative, che raccontano un film diverso. La più famosa è Nézőpont, che da tempo dà Fidesz davanti. E in passato, spiegano, non si vedevano distanze così nette tra i sondaggi “indipendenti” e quelli “amici” del governo.
Le due parti si muovono in modo opposto. Tisza prende sul serio i dati delle agenzie indipendenti. Orbán, invece, avrebbe detto di non fidarsi e di basarsi su rilevazioni interne.
Eppure i media indipendenti hanno riportato che persino nei sondaggi interni di Fidesz, Tisza sarebbe risultata in testa. Vero? Non ci sono conferme ufficiali, ma è il tipo di voce che, in campagna elettorale, può diventare benzina.
Qui sta il punto più delicato. Nel sondaggio Medián, circa il 15% degli intervistati non sapeva (o non voleva) dire per chi avrebbe votato. E quando una fetta così grande resta in silenzio, i sondaggi possono saltare in aria in una notte.
È per questo che oggi, più dei programmi, conterà la capacità di portare le persone alle urne. Mobilitazione, ultimi appelli, paura di perdere: spesso sono questi i dettagli che cambiano il finale.
Un déjà-vu? Com’erano andate le previsioni nel 2022
Nel 2022, ricordano gli analisti, tutte le agenzie avevano previsto con largo anticipo una vittoria di Fidesz. Nell’ultimo sondaggio Medián di marzo 2022, Fidesz era al 50% e l’opposizione al 40%. Il risultato finale fu 52% a Fidesz e 36% all’opposizione.
Insomma: allora i sondaggi ci avevano preso sul vincitore, ma avevano comunque sottovalutato la distanza reale. E oggi, con così tanti indecisi, l’incognita pesa ancora di più.
C’è poi una variabile che in molti tengono d’occhio: Mi Hazánk (La Nostra Patria), partito di estrema destra. Il suo eventuale ingresso in parlamento potrebbe favorire Fidesz, più vicino alle frange estremiste.
Mi Hazánk è nato nel 2018, dopo la scissione da Jobbik. Nel 2022, con circa il 6-7%, è diventato la terza forza in parlamento con 7 seggi. È considerato da diversi osservatori il partito nazionalista più radicale in Ungheria dalla Seconda Guerra Mondiale. E quando forze così crescono, il peso politico non è mai “solo” numerico.
Stasera i primi verdetti: quando sapremo chi ha vinto
I seggi chiuderanno alle 19 e i primi risultati parziali dovrebbero arrivare intorno alle 20. In Ungheria lo spoglio di solito è rapido: nel 2022 il vincitore era noto intorno alle 23.
Ma attenzione: i voti dei cittadini che votano presso le missioni diplomatiche arriveranno nei giorni successivi. Il 17 aprile l’ufficio elettorale li trasmetterà ai collegi e verranno scrutinati uno o due giorni dopo. Questo significa che il risultato finale potrebbe non essere definitivo fino al 18 aprile. Durante la notte, comunque, dovrebbe essere contato circa il 95-97% dei voti. Se sarà una sfida sul filo, l’Ungheria potrebbe restare col fiato sospeso più del previsto.


