Un’esplosione ha scosso la quiete di Pomezia, davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci. Accanto alla sua auto e a quella della figlia è stato trovato un ordigno rudimentale, contenente circa un chilo di esplosivo. L’innesco, secondo le prime ricostruzioni, non sarebbe stato attivato a distanza ma manualmente, probabilmente tramite una miccia accesa pochi istanti prima dello scoppio. Il boato ha danneggiato gravemente i veicoli e fatto temere il peggio.
Gli investigatori ritengono che l’ordigno sia stato collocato tra due grandi vasi posizionati vicino al cancello dell’abitazione. La zona è ora sotto esame da parte dei carabinieri di Frascati, che stanno raccogliendo ogni possibile immagine di sorveglianza. Le autorità vogliono chiarire chi abbia depositato l’esplosivo e se ci siano stati movimenti sospetti nei dintorni. Un testimone ha riferito di aver notato un uomo incappucciato poco prima della detonazione, un dettaglio che ora diventa centrale nell’indagine.

Le prime ipotesi fanno pensare a un’azione pianificata. Gli investigatori non escludono che la persona coinvolta abbia seguito Ranucci nei suoi spostamenti, studiando le sue abitudini e il momento del rientro a casa. A pochi metri dal luogo dell’esplosione è stata rinvenuta anche un’auto risultata rubata, possibile mezzo di fuga utilizzato dall’autore del gesto.
Il collega e amico Giorgio Mottola ha raccontato quanto accaduto durante un intervento a Rai Radio1. “Sigfrido mi ha avvertito personalmente”, ha detto. “Mi ha raccontato che sua figlia aveva parcheggiato la macchina solo mezz’ora prima dell’esplosione e che lui era rientrato da dieci minuti”.
Mottola ha poi aggiunto un particolare che lascia intendere una lunga preparazione: “Sigfrido non era a casa da dieci giorni per motivi di lavoro. Questo fa pensare che qualcuno lo stesse osservando, aspettando il momento giusto per agire”. Il giornalista ha anche confermato che la miccia sarebbe stata accesa manualmente e che un uomo incappucciato è stato visto allontanarsi di corsa subito dopo lo scoppio. “È un gesto gravissimo, non solo per il rischio ma per la precisione con cui è stato compiuto”.

La tensione è alta anche all’interno della Rai, dove la notizia ha suscitato forte preoccupazione. Le forze dell’ordine stanno lavorando per individuare eventuali collegamenti con altre minacce ricevute in passato dalla redazione di Report. “Sigfrido è molto scosso”, ha dichiarato ancora Mottola. “Teme per la sicurezza della sua famiglia e si interroga sul messaggio che qualcuno ha voluto mandargli. Potrebbe non essere solo un avvertimento, ma il segnale di qualcosa di più grande e inquietante”.
Questo episodio si inserisce in una catena crescente di intimidazioni contro i giornalisti d’inchiesta in Italia. Negli ultimi anni, Report è stato più volte bersaglio di attacchi e querele, ma mai prima d’ora si era arrivati a un’azione così pericolosa e diretta.
Al momento non ci sono rivendicazioni ufficiali. Le indagini proseguono senza sosta, mentre il mondo del giornalismo e l’opinione pubblica chiedono maggiore protezione per chi svolge un lavoro essenziale ma sempre più esposto. L’attacco contro Ranucci appare come un grave campanello d’allarme in un clima in cui la libertà di informazione sembra, ancora una volta, sotto minaccia.


