Doveva essere una giornata storica per il tennis italiano, con una semifinale tutta azzurra al Roland Garros tra Matteo Arnaldi e Flavio Cobolli. Invece, a poche ore dall’inizio del match, tutto è cambiato. Un improvviso problema di salute ha costretto Arnaldi ad alzare bandiera bianca, regalando a Cobolli l’accesso diretto alla finale senza nemmeno scendere in campo.
Una notizia che ha lasciato delusi tifosi e addetti ai lavori, che attendevano una sfida inedita e prestigiosa tra due dei protagonisti della sorprendente cavalcata italiana a Parigi. Lo stesso Cobolli ha accolto la qualificazione con evidente amarezza per le condizioni del collega e amico, protagonista di un torneo straordinario.
Il malore che ha fermato Arnaldi
A spiegare l’accaduto è stato lo stesso Matteo Arnaldi, intervenuto in conferenza stampa poche ore dopo il ritiro. Il ligure ha raccontato di aver iniziato a sentirsi male già durante la cena della vigilia.
«A cena ho iniziato ad avere problemi allo stomaco», ha spiegato. Durante la notte la situazione sarebbe precipitata. «Mi sono svegliato verso l’una e ho iniziato a vomitare. Poi è successo di nuovo alle sei o alle sette del mattino».
Secondo il tennista, all’origine del malessere ci sarebbe un virus. «Sentivo molto freddo e credo di aver avuto la febbre. Non riuscivo a muovermi, a mangiare né a bere. Giocare una semifinale in quelle condizioni era impossibile», ha raccontato.
La conferenza stampa che scatena le critiche
Se il forfait di Arnaldi ha inevitabilmente segnato la giornata, a far discutere è stato soprattutto ciò che è accaduto dopo. I due tennisti si sono infatti presentati insieme in conferenza stampa, seduti a poca distanza l’uno dall’altro.
Una scelta che ha immediatamente acceso le polemiche. Molti osservatori hanno fatto notare come fosse quantomeno singolare vedere accanto il giocatore malato e il finalista del torneo, soprattutto dopo che Arnaldi aveva appena parlato apertamente di una possibile infezione virale.
Le reazioni dal mondo del tennis
Le immagini hanno rapidamente fatto il giro dei social e del circuito internazionale. Tra le voci più critiche si è distinta quella dell’ex campionessa americana Sloane Stephens, che ha espresso dubbi sulla gestione della situazione.
Secondo Stephens, se davvero si trattava di una malattia virale, sarebbe stato opportuno adottare misure più prudenti per evitare qualsiasi rischio di contagio nei confronti di Cobolli, atteso ora dalla partita più importante della sua carriera.
La vicenda ha riaperto il dibattito sulle procedure sanitarie nei grandi eventi sportivi. E mentre le polemiche continuano, una certezza resta: Flavio Cobolli è in finale al Roland Garros, ma il modo in cui ci è arrivato continuerà probabilmente a far discutere ancora per diversi giorni.


