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“Chi indaga sta dalla nostra parte”. Garlasco, spunta la telefonata tra Andrea Sempio e il padre

All’inizio del 2017 il nome di Andrea Sempio, amico d’infanzia di Marco Poggi, entra ufficialmente nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. La notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati viene accompagnata da una serie di intercettazioni che oggi, rilette e riascoltate, assumono un peso diverso rispetto al passato. È in quelle settimane che il giovane, reduce dall’unico interrogatorio a cui fu sottoposto, si lascia andare a frasi destinate a tornare al centro dell’attenzione.

In una conversazione registrata subito dopo l’incontro con i magistrati, Sempio confida: «Mi hanno fatto domande che io ho capito perché me le facevano. Comunque secondo me erano abbastanza dalla parte mia». Queste parole compaiono nella cosiddetta “ambientale numero 84”, che all’epoca era stata trascritta in maniera incompleta. La versione ufficiale, infatti, riportava solo: «(incomprensibile)… a parte che mi han fatto alcune domande, che non pensavo che mi facevano, non gli ho dato una risposta perfetta».


Il riascolto odierno rivela una sfumatura decisiva: «A parte che erano dalla nostra, perché mi han fatto alcune domande, che io ho capito perché me le facevano. Però non gli ho dato, diciamo, la risposta… perfetta». Non si tratta di un dettaglio marginale. Gli inquirenti sottolineano come molte registrazioni della prima inchiesta furono trascritte male o addirittura lasciate fuori, compromettendo la ricostruzione di un quadro già complesso.

Le stesse sensazioni Andrea le confida a un amico il giorno seguente: «Abbastanza dalla nostra parte, tra virgolette. Si vede che anche loro c’hanno voglia di finirla in fretta». Pochi giorni dopo, il 21 febbraio 2017, parla con il padre Giuseppe, che gli riferisce: «L’unica cosa che ha detto Lovati ha detto che gira voce da Tizzoni che è in fase d’archivio… però non sappiamo niente di preciso». I nomi sono quelli di Massimo Lovati, difensore di Sempio, e di Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, spesso in rotta tra loro.

Garlasco Lovati Sempio

In parallelo emergono anche i monologhi di Sempio registrati negli stessi giorni. Tra il 14 e il 16 febbraio, il giovane torna ossessivamente sul suicidio del suo migliore amico, Michele Bertani, trovato senza vita nel marzo 2016. «Quello che era il mio più grande amico per anni, che siamo cresciuti insieme, poi gli ultimi anni ci siamo un po’ persi, non ci siamo visti più, però dagli zero ai diciotto anni è stato il mio più grande amico, abbiamo fatte tutte le cazz.. insieme», ricorda con amarezza.

Un dolore che traspare anche in altre frasi crude: «Che cazz… ti impicchi a fare… porca tr… Di tutte le robe che potevi fare nella tua vita, proprio impiccarti? Vattene in comunità! Sarà brutto, ma dalla comunità ne esci». Queste parole, annotate dai magistrati, vengono ora rivalutate come parte del contesto psicologico in cui maturavano le conversazioni del giovane.

La procura di Pavia, guidata allora da Fabio Napoleone con l’aggiunto Stefano Civardi, ha scelto di riaprire le carte, riascoltare i file e correggere gli errori di trascrizione. Un’operazione resa necessaria dai vuoti di un’inchiesta che non ordinò mai perquisizioni, non dispose comparazioni del Dna e limitò le intercettazioni a soli 15 giorni. Oggi, a distanza di anni, quelle voci riaffiorano e riportano al centro della scena il ruolo di Andrea Sempio, rimettendo in discussione uno dei casi giudiziari più intricati e discussi degli ultimi decenni.


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