I giudici assolvono Mangiafuoco: “Pinocchio è un teste inattendibile”

Se da bambini vi siete indignati per le prepotenze delle sorellastre di Cenerentola, oppure vi siete sentiti impotenti davanti ai tranelli orditi dal Gatto e la Volpe ai danni di quell’ingenuo burattino di legno che sognava di far carriera nel teatro, questo libro è per voi. Prendendosi scherzosamente sul serio, procuratori, magistrati dell’antimafia, avvocati e docenti universitari hanno trascinato nell’aula di un severo tribunale immaginario i cattivi e i buoni dei cartoni animati. Finiscono alla sbarra la strega di Biancaneve con la sua mela avvelenata, la bramosa Crudelia De Mon, lo spietato Orco di Pollicino e il malvagio Scar. Ma anche i Tre Porcellini e Peter Pan. I processi alle favole riservano sorprese: condanne esemplari, incredibili assoluzioni, imprevedibili richieste d’archiviazione. Mai come in questo caso si può dire che la realtà supera la fantasia, e viceversa. Anche i personaggi più indifendibili decidono di giocarsi tutte le carte: messo da parte il pugnale, iniziano a sfogliare il Codice penale alla ricerca di un cavillo al quale appigliarsi per mantenere viva la speranza di farla franca. E Mangiafuoco? Non c’è la prova che abbia ridotto in schiavitù Pinocchio, tanto più che “non si può dar credito alle dichiarazioni della persona offesa che, già in passato, non si era certo distinta per sincerità”. Assolti, ma “per non aver commesso il fatto”, anche il gatto e la volpe.
Ma attenzione: rubare è reato, anche se ti chiami Robin Hood e saccheggi a fin di bene. Perché la legge è uguale per tutti, almeno nell’Isola che non c’è.

Enzo Beretta
Favole alla sbarra. Processo ai buoni e ai cattivi dei cartoni animati
Editore    Ultra, 2014, 233 p.
€ 16,00