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Ucraina, arriva l’annuncio di Crosetto: “Vi dico la verità”

  • Politica

Natale alle porte, una base militare lontano da casa, i soldati italiani schierati al freddo in Bulgaria e, al centro della scena, il ministro della Difesa Guido Crosetto. È qui, davanti ai militari di Novo Selo, che il ministro sceglie di rompere il silenzio su uno dei temi più caldi delle ultime settimane.

Tra abbracci ai soldati, foto di rito e discorsi ufficiali, Crosetto approfitta della visita istituzionale per mettere in fila, una volta per tutte, cosa sta succedendo davvero sul fronte dell’aiuto all’Ucraina e quale potrebbe essere il ruolo dell’Italia nella polveriera del Medio Oriente. Nessun comunicato freddo, ma parole dirette, pronunciate davanti a chi in quei conflitti potrebbe trovarsi in prima linea.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto in visita al contingente italiano a Novo Selo in Bulgaria


Il decreto Ucraina e le “voci di palazzo”: cosa dice Crosetto

Negli ultimi giorni si era parlato di ritardi, frenate, addirittura di spaccature dentro la maggioranza sul nuovo decreto Ucraina, il provvedimento che regola l’invio di aiuti a Kiev. Crosetto, invece, davanti ai militari, smentisce tutto in blocco.

Secondo il ministro, il decreto è pronto da settimane, «già finalizzato» e non al centro di estenuanti trattative dell’ultimo minuto, come lasciavano intendere alcune indiscrezioni. Niente bracci di ferro, niente notti di fuoco al Consiglio dei ministri: la linea del governo, assicura, sarebbe sempre stata una sola e compatta.

Per i dettagli concreti – quali aiuti, quali forniture, con quali tempi – l’appuntamento è fissato al 29 dicembre, data indicata dallo stesso Crosetto come momento chiave in cui tutto sarà messo nero su bianco. Fino ad allora, il ministro invita a guardare ai fatti e non alle voci, arrivando persino a richiamare una citazione biblica per ricordare che è dalle azioni, e non dai sussurri, che si giudica l’operato di un esecutivo.

Gaza, «più insidiosa dell’Afghanistan»: la prudenza dell’Italia

Ma non c’è solo l’Europa dell’Est nei pensieri del ministro. Spostando lo sguardo sul Medio Oriente, Crosetto affronta uno degli scenari più delicati del momento: la possibilità di una missione di stabilizzazione nella striscia di Gaza.

Qui il tono cambia, si fa ancora più prudente. Il ministro è chiaro: l’Italia non può e non vuole muoversi da sola. Qualsiasi impegno in quell’area dovrà essere inserito in una vera coalizione internazionale, con regole definite e compiti chiari per tutti. Nessuna avventura solitaria, insomma.

Per spiegare la complessità del teatro di Gaza, Crosetto arriva a un paragone pesante: secondo lui, la sfida potrebbe essere persino più insidiosa di quella affrontata in Afghanistan. E quel nome, Afghanistan, è sufficiente da solo a evocare anni di sacrifici, lutti, missioni difficilissime, un prezzo altissimo pagato dall’Italia in termini di vite e risorse.

Missione a Gaza? Cosa frena davvero l’Italia

Il ministro ricorda che, al momento, la zona non può essere considerata «pacificata»: esistono ancora milizie attive, tunnel e infrastrutture sotterranee, un mosaico di rischi che renderebbe pericolosissima qualsiasi operazione sul campo. E in questo contesto, il primo pensiero, dice, deve essere la sicurezza dei soldati.

È qui che entra in gioco il progetto di una possibile International Stabilization Force, la cosiddetta Isf. Sulla carta se ne parla, anche a livello diplomatico, ma Crosetto non nasconde che, oggi, non esiste ancora un piano reale e definito a cui l’Italia possa dire sì o no.

La linea scelta dal Ministero della Difesa è quella dell’attesa vigile: Roma valuterà se e come partecipare solo quando ci sarà un progetto concreto, condiviso con gli alleati e con compiti precisi. Niente salti nel buio, niente annunci a effetto: prima si tutela la vita dei militari, poi si decide il resto.

Crosetto in Bulgaria, il messaggio ai soldati (e alla politica)

Le parole pronunciate in Bulgaria non sono solo un punto della situazione su Ucraina e Gaza, ma anche un messaggio politico che punta dritto a Bruxelles e alla NATO. La presenza di Crosetto a Novo Selo, infatti, è un segnale: l’Italia vuole restare al centro delle decisioni che contano, soprattutto quando si tratta di difendere il fianco est dell’Alleanza.

Da una parte c’è la gestione quasi “amministrativa” del fronte ucraino, fatta di logistica, rifornimenti, decreti e scadenze. Dall’altra, il rebus mediorientale, che obbliga a una riflessione profonda sul senso stesso delle missioni di pace nel mondo di oggi, dove i conflitti sono sempre più urbani, ravvicinati, difficili da controllare.

Nel mezzo, ci sono loro: i militari italiani all’estero, lontani da casa proprio durante le feste. Con la sua visita e con queste dichiarazioni, Crosetto prova a mostrare una linea: un’Italia che non si tira indietro, ma che chiede regole chiare e garanzie massime per chi, dietro una divisa, quei dossier li vive sulla pelle.


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