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Trump attacca ancora Meloni, la situazione precipita: “C’è davvero paura”

Ci sono silenzi che non sono una pausa, ma una scelta. E quando arrivano dopo giorni di frecciate e frasi pesanti, quel vuoto dice molto più di una replica. A Palazzo Chigi lo sanno bene: in queste ore Giorgia Meloni ha cambiato passo, lasciando che siano altri a parlare. E intanto, dietro le quinte, cresce l’inquietudine. Perché non è solo una questione di orgoglio o di stile comunicativo. Qui il punto è un altro, molto più concreto: il rapporto con Washington sembra entrato in una fase nuova, fragile, imprevedibile. E quando dall’altra parte c’è Donald Trump, ogni parola rischia di diventare una miccia.

Dopo l’ultimo affondo del presidente americano contro l’Italia, Meloni ha scelto di non rilanciare pubblicamente. Nel weekend si è mostrata tra la gente, al raduno degli alpini a Gemona del Friuli: applausi, strette di mano, selfie. A chi la incitava ha risposto con poche parole, semplici ma cariche di significato: “Non mollo“. Nessun riferimento diretto a Trump, nessuna controreplica, nessuna frase ad effetto. Una linea che a Palazzo Chigi viene letta come de-escalation sul piano pubblico: abbassare i toni davanti alle telecamere, mentre il governo prova a tenere i fili del dialogo ben stretti lontano dai riflettori.


In questa partita, a muoversi in prima linea sono soprattutto i vicepremier. Antonio Tajani e Matteo Salvini sono attesi alle celebrazioni dell’Independence Day organizzate dall’ambasciata americana: un gesto che, nelle intenzioni, serve a mostrare che i canali diplomatici restano aperti nonostante la tensione. Ma dietro le foto e le strette di mano, il clima è tutt’altro che sereno. Nel governo c’è il timore che gli attacchi di Trump possano diventare una costante. E che quel rapporto “privilegiato” che Meloni aveva costruito con il mondo conservatore americano, nel tempo, possa essersi incrinato più del previsto.

La preoccupazione più concreta, però, riguarda il fronte militare. Le parole di Trump sul sostegno americano all’Italia e sulla presunta mancanza di riconoscenza da parte di Roma hanno acceso un campanello d’allarme: il timore è che lo scontro politico possa avere ripercussioni anche sulle basi Usa presenti nel nostro Paese. Installazioni considerate cruciali, non solo per la presenza americana, ma per la sicurezza nazionale e per l’intero sistema di difesa. In altre parole: qui non si parla di schermaglie social, ma di equilibri reali, operativi, che nessuno vuole mettere a rischio.

Proprio per evitare che la tensione salga di livello, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha continuato a lavorare sul canale “tecnico”, sentendo nelle ultime ore il suo omologo americano, Pete Hegseth. Il messaggio è chiaro: lo scontro politico non deve trasformarsi in frattura operativa. In altre parole, mentre la premier resta in silenzio, i ministeri più coinvolti provano a contenere gli effetti collaterali. Perché una cosa è la polemica, un’altra è compromettere la collaborazione militare con Washington.

Non c’è solo la Difesa. A preoccupare l’esecutivo c’è anche il fronte economico: l’ipotesi di nuovi dazi sui prodotti italiani torna a farsi minacciosa, soprattutto dopo l’irrigidimento dei toni dalla Casa Bianca. È vero, le questioni commerciali passano per l’Unione europea e non si decidono in un botta e risposta tra leader. Ma dentro il governo nessuno esclude che possano arrivare ricadute specifiche sull’export italiano. E quando l’incertezza cresce, anche le aziende iniziano a tremare. Per ora, Meloni non risponde più. Lascia che siano i suoi a tenere aperti i contatti, a mostrarsi nei luoghi del dialogo e a lavorare sui canali istituzionali. Ma il punto resta lì, sospeso: il rapporto con Trump sembra cambiato. E quando cambia, spesso non lo fa in modo indolore.


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