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Putin, Giuseppe Conte lo ha detto davvero: così cambia tutto

conte campo largo gas putin

In certi appuntamenti politici l’aria cambia in pochi secondi: basta una frase, detta nel momento giusto, per spostare equilibri che sembravano granitici. A Roma, davanti a una platea che ascoltava con attenzione, Giuseppe Conte ha scelto di parlare proprio del punto più delicato. E da lì si è acceso tutto.

Perché nel centrosinistra, ormai da mesi, la tensione non è solo sui nomi o sulle alleanze, ma su ciò che divide davvero: la linea internazionale, l’Europa, l’Ucraina, l’energia. Temi che mettono in imbarazzo, fanno litigare, e spesso lasciano strascichi. Questa volta, però, Conte ha deciso di mettere un paletto chiaro.

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La svolta che nessuno si aspettava (e che pesa sulle alleanze)

Alla convention di Più Europa, Conte ha detto no: niente acquisti di gas russo fino a quando non ci sarà un trattato di pace. Una posizione netta, senza giri di parole, che suona come una presa di distanza dalle ambiguità che in passato erano state attribuite al Movimento 5 Stelle.

È qui che la scena si fa politica, ma anche “umana”: perché quando un leader cambia tono su un tema così sensibile, lo fa sapendo benissimo chi lo sta guardando. Non solo gli elettori, ma soprattutto i possibili alleati del famoso campo largo, quelli che da tempo chiedono garanzie e coerenza.

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Il M5S cambia pelle: addio zone grigie, almeno a parole

Il cambio di rotta appare come una vera inversione rispetto ad alcune posizioni precedenti, quando il dialogo con Mosca, almeno sul tema energetico, non veniva escluso del tutto. Stavolta, invece, Conte chiude la porta in modo categorico e lo fa in un contesto che non è casuale.

Il messaggio sembra anche interno: prende le distanze dalle frasi che avevano fatto discutere, come quelle del capogruppo Stefano Patuanelli sugli aiuti militari all’Ucraina. Il tentativo è evidente: compattare e “ripulire” il profilo del Movimento, presentandolo come più istituzionale e meno isolato in Europa.

E poi arriva Schlein: presenza last minute, ma segnale chiarissimo

Nel retroscena della giornata, però, c’è un altro dettaglio che pesa: la presenza di Elly Schlein, arrivata con un cambio di programma dell’ultimo minuto. Non un gesto di cortesia: un segnale. Perché quando Conte prova a occupare il centro della scena, nel Pd scatta l’allarme: nessuno vuole restare sullo sfondo.

Schlein ha ribadito la sua linea: integrazione europea come perno, difesa comune, politica estera condivisa. E così, mentre Conte smussa gli angoli, lei marca il territorio. È una rincorsa continua, fatta anche di palchi, presenze, fotografie. Nel campo largo ogni centimetro si paga.

Difesa europea, riarmo e la frase sull’Europa “claudicante”

Conte ha definito l’attuale Europa un soggetto politico “claudicante”. Ha aperto alla necessità di una difesa integrata, ma ha anche criticato la corsa al riarmo, descrivendola come una dispersione di risorse in cui a guadagnarci sarebbero soprattutto gli interessi nazionali più forti.

Nel suo ragionamento entra anche un tema tecnico ma cruciale: superare l’unanimità e procedere con cooperazioni rafforzate, cioè accordi tra gruppi di Paesi che vanno avanti insieme. Un’idea che, almeno in parte, sfiora anche la visione più federalista che nel Pd molti continuano a difendere.

Verso le elezioni: la prova del nove per il campo largo

Le prossime scadenze elettorali vengono già lette come un test di tenuta: non solo per i partiti, ma per l’idea stessa di coalizione progressista. In queste ore, figure come Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi hanno ricordato quanto il voto italiano influenzi il peso dell’Italia nel Consiglio europeo.

La mossa di Conte viene descritta da alcuni come una “vittoria in velocità”: occupare prima possibile lo spazio politico e togliere argomenti agli scettici. Resta da capire se questa trasformazione riuscirà davvero a convincere le anime più centriste e liberali, che per ora osservano e aspettano. Al momento, la partita è apertissima.


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