Gli auguri arrivano puntuali, ma il clima che circonda Elly Schlein è tutt’altro che disteso. Nel giorno del compleanno della segretaria del Partito democratico, a sinistra le acque sono agitate, soprattutto in quell’area moderata del cosiddetto campo largo che fatica ad accettare l’idea di una candidatura automatica a Palazzo Chigi. L’ipotesi che la sfidante di Giorgia Meloni possa essere Schlein viene vissuta come una resa anticipata, e da qui prende forma una riflessione sempre meno sotterranea su possibili alternative e vie d’uscita.
Da settimane, lontano dai riflettori, si muovono infatti i protagonisti di un fronte centrista che sogna una diversa architettura dell’opposizione. A raccontarlo è un retroscena de L’Espresso, che individua anche un luogo simbolico da cui tutto sarebbe partito. “Bologna, prima di Natale. Cena di auguri e propositi per il nuovo anno, nientemeno che a casa di Romano Prodi. Ospiti, tra gli altri, il vice-capogruppo del Pd alla Camera Paolo Ciani, area Demos vicina a Sant’Egidio, il sindaco di Milano Beppe Sala, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini”, scrive Susanna Turco.

Attorno al tavolo di Romano Prodi siedono nomi che rappresentano una galassia precisa, quella che vorrebbe un Pd meno schiacciato a sinistra e più distante dalle posizioni di Maurizio Landini, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Tra presenze e assenze, il racconto aggiunge dettagli che pesano. “Un invitato manca all’appuntamento, scusandosi tanto: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Un altro, al contrario, c’è e non sarebbe mancato per niente al mondo: il senatore Graziano Delrio, ex ministro, ex renziano, anima inquieta del Pd”.
Con il passare delle ore e dei mesi, l’obiettivo di quell’incontro appare sempre più definito e ambizioso. “Fissare una road map dell’anno nuovo per dare corpo all’araba fenice del centrosinistra, costruire un luogo adatto a tutti quelli che non vogliono stare nel Pd di Elly Schlein, considerato troppo a sinistra, e nel M5s di Giuseppe Conte, considerato troppo variabile”. Un progetto che guarda oltre le sigle tradizionali e punta a intercettare amministratori, ex dirigenti e mondi civici abituati a muoversi nei cosiddetti salotti che contano.

Ma la strada è tutt’altro che in discesa. Secondo il settimanale, i centristi devono fare i conti con due ostacoli ingombranti. Il primo ha un nome noto, Matteo Renzi, descritto come capace di costruire e demolire alleanze con la stessa rapidità, sempre pronto a occupare la scena. Il secondo è più sorprendente e riguarda Silvia Salis, che per molti sarebbe il profilo ideale per sfidare Meloni. Proprio il fatto che sia una donna, però, la renderebbe, secondo L’Espresso, indigesta a una parte dei nomi seduti a quel tavolo.


Il cantiere resta aperto e le prossime tappe sono già segnate sul calendario. “Gli erranti in cerca di un centro hanno stabilito di rivedersi a gennaio. E di lanciare qualcosa di pubblico in aprile”, conclude il settimanale, arrivando a evocare addirittura “una costituente”. Mentre a Elly Schlein arrivano gli auguri di rito, il futuro del centrosinistra continua così a essere scritto lontano dai riflettori, tra cene riservate, ambizioni incrociate e un interrogativo che resta sospeso: chi sarà davvero l’anti-Meloni.


