Le tensioni nel cosiddetto campo largo tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle si fanno sempre più evidenti, tanto da far sorgere un interrogativo che fino a pochi mesi fa sarebbe parso prematuro: il progetto di un’alleanza progressista è destinato a implodere? Secondo quanto riportato da Mario Ajello sul Messaggero,c’è chi avrebbe elaborato un piano preciso per superare, politicamente e mediaticamente, la segretaria del Pd Elly Schlein. Una strategia che, se confermata, mostrerebbe come la competizione interna al fronte dell’opposizione stia ormai assumendo i contorni di una sfida personale più che di una collaborazione politica.
Al di là delle manovre riservate, le divergenze tra i due partiti emergono sempre più chiaramente su temi cruciali, a cominciare dalla politica estera. In Parlamento, le mozioni sull’Ucraina hanno messo a nudo una distanza difficilmente colmabile: da una parte i pentastellati ribadiscono il loro “no” netto all’invio di armi a Kiev, dall’altra i democratici difendono la linea atlantista e il sostegno al governo ucraino, coerentemente con la posizione del gruppo socialista europeo di cui fanno parte. Due visioni inconciliabili che rischiano di trasformarsi in un ostacolo strutturale per qualsiasi ipotesi di alleanza.
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Giuseppe Conte, il piano per scavalcare Elly Schlein
In questo scenario teso con Giuseppe Conte, il nome di Roberto Fico appare come un possibile ago della bilancia. L’ex presidente della Camera, candidato del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali in Campania ma sostenuto dall’intero centrosinistra, rappresenta il primo vero banco di prova per la tenuta del campo largo. Se Fico dovesse perdere, la sconfitta potrebbe innescare un effetto domino, minando la credibilità di una coalizione già attraversata da malumori e diffidenze reciproche.

Il clima, d’altra parte, non è dei migliori. Mentre si moltiplicano le discussioni sulle strategie comuni, sarebbe già partita – secondo alcune ricostruzioni – la corsa interna alle primarie in vista delle elezioni politiche del 2027. Un’eventualità che si fa sempre più concreta alla luce della possibile approvazione della nuova legge elettorale proposta dal centrodestra, la quale prevede l’indicazione del candidato premier direttamente sulla scheda. Se ciò dovesse avvenire, per la sinistra si porrebbe un bivio inevitabile: Conte o Schlein?
La sfida, nei fatti, sembra già iniziata. Il leader del M5s ha partecipato alla kermesse dei civici organizzata da Alessandro Onorato, cercando di avvicinarsi a quell’elettorato moderato che un tempo guardava al Pd. Schlein, per non lasciare spazio al rivale, ha mandato in sua rappresentanza Stefano Bonaccini, segnale di una competizione ormai aperta su tutti i fronti. E ancora: quando Conte ha organizzato la manifestazione di solidarietà con il giornalista Sigfrido Ranucci dopo l’attentato, la segretaria dem si è affrettata a partecipare per non concedergli il monopolio dell’iniziativa.

Ma a rendere il quadro ancora più incerto sono i numeri. I sondaggi del 2025 parlano chiaro: nelle ipotetiche primarie per la leadership del centrosinistra, Giuseppe Conte risulterebbe largamente in vantaggio, con il 27% delle preferenze contro il 14% raccolto da Elly Schlein. Un distacco che, se confermato, rischierebbe di ribaltare gli equilibri interni del campo largo, trasformando quella che doveva essere un’alleanza strategica in una competizione senza esclusione di colpi.


