Il clima nella maggioranza resta teso, con Matteo Salvini che continua a spingere per un’accelerazione politica mentre Giorgia Meloni mantiene una linea più prudente e strategica. Il tema delle elezioni anticipate agita i partiti, ma da Palazzo Chigi filtra una posizione chiara: la legislatura deve proseguire fino alla sua naturale scadenza, con l’obiettivo di consolidare il lavoro fatto finora e rafforzare l’immagine di stabilità dell’esecutivo.
A delineare questo scenario è un’analisi pubblicata dal quotidiano la Repubblica, che sottolinea come la premier punti a un traguardo preciso: diventare il “governo più longevo” della storia repubblicana, un record simbolico che verrebbe raggiunto il prossimo 3 settembre. Solo dopo quel passaggio si aprirebbe la finestra per le elezioni politiche, previste ad aprile 2027, lasciando quindi ancora diversi mesi per intervenire su dossier chiave come salari, casa e legge elettorale.

Elezioni anticipate, perché se ne parla: la possibile data del voto
Nel frattempo, però, Salvini non smette di mandare segnali. Dopo le pressioni interne alla Lega per votare già nell’autunno 2026, il leader del Carroccio è stato costretto a un parziale dietrofront pubblico, senza però rinunciare a ribadire la propria linea. “Lavoriamo fino all’ultimo giorno utile”, ha dichiarato, ammettendo allo stesso tempo le difficoltà legate al suo ruolo: “due guerre in corso rendono molto complicato fare il ministro dei trasporti e dei lavori pubblici. Ma io non mollo mai e fino all’ultimo giorno vado in ufficio e lavoro”. Parole che raccontano una strategia duplice: responsabilità istituzionale da un lato, pressione politica dall’altro.

Il segretario leghista prova anche a rilanciarsi su temi identitari, come la sicurezza e l’immigrazione, insistendo sulla proposta di revoca della cittadinanza “su cui ci stanno massacrando”. Ma il suo partito deve fare i conti anche con alcune difficoltà interne: negli ultimi giorni si sono registrati nuovi addii, con esponenti veneti che hanno scelto di aderire al progetto di Roberto Vannacci, segnale di un equilibrio tutt’altro che solido.
Sul fronte opposto, Meloni può contare sul sostegno di Forza Italia e in particolare di Antonio Tajani, mentre tra gli azzurri c’è chi, come Giorgio Mulè, ha chiuso nettamente alla possibilità di un voto anticipato: “Escludo in radice l’ipotesi”. Un messaggio chiaro agli alleati più impazienti, che rafforza l’idea di una maggioranza intenzionata a resistere fino alla fine della legislatura, nonostante tensioni e schermaglie sempre più frequenti.
Dietro le quinte, inoltre, la presidente del Consiglio avrebbe già tracciato una vera e propria tabella di marcia: elezioni politiche in primavera e, subito dopo, le amministrative nelle grandi città come Roma, Milano, Napoli e Torino. Una scelta tutt’altro che casuale. L’obiettivo è evitare un election day che potrebbe favorire il centrosinistra, soprattutto nei grandi centri urbani dove oggi governa. Anticipare o accorpare le consultazioni locali, infatti, rischierebbe di trasformarsi in un segnale politico negativo per la maggioranza.
Proprio le elezioni amministrative rappresentano un banco di prova delicato per il centrodestra. A Roma e Napoli la strada appare in salita, mentre su Milano si intravedono margini più ampi di competizione. Non a caso, la partita per la candidatura nel capoluogo lombardo è già aperta: la Lega punta su una figura manageriale civica, Forza Italia guarda ad Alessandro Sallusti, mentre Fratelli d’Italia è divisa tra diverse opzioni, tra cui il nome di Maurizio Lupi sostenuto da Ignazio La Russa.
Infine, resta ancora da sciogliere il nodo delle nomine nelle partecipate, un vero e proprio risiko che continua a tenere impegnati i partiti. Dopo il passo indietro di Federico Freni alla Consob, la Lega potrebbe ottenere la guida dell’Autorità anticorruzione con Francesco Urraro, mentre Forza Italia insiste su Federico Cornelli per la vigilanza sui mercati. Fratelli d’Italia, invece, spinge per Saverio Valentino all’Antitrust. Ma, almeno per ora, l’intesa definitiva sembra ancora lontana, a conferma di una maggioranza che, pur decisa a durare, resta attraversata da tensioni e equilibri fragili.


