Nelle ultime ore il mondo della musica è stato scosso da una notizia drammatica che ha riportato alla luce i rischi connessi a un genere artistico tanto amato quanto discusso. Un nuovo episodio di violenza si è abbattuto su un gruppo famoso, segnando un altro lutto in una storia già segnata da tragedie e conflitti con la criminalità organizzata.
L’uccisione arriva in un momento in cui il Paese sta affrontando un acceso dibattito culturale. Il cosiddetto narcocorrido, sottogenere musicale che racconta e talvolta celebra le gesta dei cartelli, è finito da tempo nel mirino delle istituzioni. Alcuni stati ne hanno già vietato la diffusione pubblica, mentre il governo federale ha promosso iniziative per spingere i giovani a produrre musica che non esalti la violenza. Tuttavia, il legame tra musica, cultura popolare e criminalità rimane un nodo difficile da sciogliere.

Ucciso cantante, il sospetto atroce
Proprio per questo, le autorità avevano già dovuto intervenire in passato contro artisti accusati di rendere omaggio, durante i concerti, a figure di spicco del narcotraffico. Tre mesi fa, un’intera band era stata trovata massacrata nella città di Reynosa, e l’eco di quella strage è ancora viva nella memoria collettiva. La scia di sangue ha così aperto interrogativi sul futuro della scena musicale regionale, sempre più sotto assedio.

La vittima di questo nuovo agguato è Ernesto Barajas, frontman della band Enigma Norteño, ucciso a 38 anni in una sparatoria a Zapopan, nella periferia di Guadalajara. Non si tratta del primo lutto per il gruppo, già colpito nel 2012 dalla morte del batterista José Baldenegro, rapito e assassinato. La procura di Jalisco ha aperto un’indagine sull’accaduto, legando l’omicidio anche all’attività musicale della band, tra le più note nella scena dei narcocorridos, con brani dedicati a figure di spicco dei cartelli di Sinaloa e Jalisco Nueva Generación.

Barajas aveva già vissuto momenti di forte tensione. Sui social era stato destinatario di un messaggio minatorio in cui il suo nome veniva accostato ai fratelli Arzate García, figure legate al cartello di Sinaloa, accusandolo di sentirsi protetto e avvertendolo di non esibirsi più in determinati territori. Non è un caso che la minaccia fosse stata associata al Cártel Jalisco Nueva Generación, il più potente del Paese, già protagonista di altri avvertimenti simili a musicisti come Peso Pluma, costretto a cancellare concerti dopo i manifesti intimidatori comparsi a Tijuana.
Il nuovo omicidio conferma quanto il narcocorrido resti un genere musicale pericoloso, capace di attirare folle entusiaste ma anche di scatenare reazioni violente da parte delle organizzazioni criminali. Una contraddizione che continua a insanguinare il Messico e che rende ogni concerto un potenziale bersaglio. Vuoi che ti sviluppi meglio anche l’aspetto delle riforme culturali in Messico contro il narcocorrido?


