Vasco Rossi piange la scomparsa di uno dei suoi amici più cari, un uomo che ha avuto un ruolo cruciale nei suoi primi anni di carriera e che ha contribuito con discrezione ma grande passione alla nascita di un mito. Il rocker di Zocca, voce ribelle e inconfondibile del rock italiano, deve parte della sua leggendaria ascesa anche a figure come quella dell’uomo che oggi piange. Vasco, con alle spalle oltre quarant’anni di successi e canzoni diventate inni generazionali, ha costruito il suo mito attraverso musica, autenticità e legami umani profondi.
Nel racconto della carriera del Komandante non può mancare il ricordo degli anni delle radio libere, delle sperimentazioni giovanili e della formazione della Steve Rogers Band. Tutti passaggi fondamentali per trasformare il ragazzo di Zocca in una leggenda della musica italiana. Proprio in quel fermento creativo ha preso forma un brano che i fan considerano ancora oggi una gemma nascosta ma fondamentale: “La Strega (La diva del sabato sera)”.

Vasco Rossi, dolore per la morte dell’amico fraterno
Nata proprio dalla collaborazione tra Vasco Rossi e Sergio Silvestri che si è spento all’età di 73 anni a Mirandola, dove viveva da circa mezzo secolo. La notizia ha colpito il cuore di chi conosce davvero la storia musicale italiana, e soprattutto chi conosce il percorso di Vasco. Silvestri era molto più di un semplice collaboratore: era un amico fraterno, un compagno di strada, conosciuto ai tempi del collegio salesiano di Modena. Erano anni difficili, quelli, ma anche fertili di passione. Vasco stesso, tempo fa, lo ricordava con affetto scrivendo: “L’unica cosa positiva di quegli anni a scuola a Modena erano quelle due ore alla settimana in cui suonavo la chitarra con il mio amico Franco Silvestri nel teatrino del collegio”.

Dopo un periodo in cui i due si erano persi di vista, il destino li ha fatti rincontrare negli anni Settanta a Zocca, negli studi di Punto Radio. Silvestri si presentò chiedendo di fare il dj e, in virtù dell’antica amicizia, Vasco lo accolse affidandogli una trasmissione. Ma Silvestri non arrivò da solo. Portò con sé anche Maurizio Solieri, un ragazzo all’apparenza anonimo ma che, imbracciando la chitarra, rivelò un talento straordinario. Fu proprio Silvestri ad aprire le porte della futura band a quello che sarebbe diventato uno dei chitarristi simbolo del mondo di Vasco.

L’aneddoto più noto resta però legato alla nascita de “La Strega”. Silvestri ne aveva scritto una prima versione, che poi Vasco modificò durante una notte trascorsa in auto a Bologna. Ne uscì una canzone che sarebbe rimasta nella memoria collettiva come simbolo di quegli anni, di quella musica istintiva, vera, costruita tra amici e sogni. Negli ultimi decenni, Silvestri si era dedicato ad altro: aveva avviato un laboratorio di confezioni di maglierie, dove ha lavorato fino alla pensione, ma senza mai abbandonare la musica. La sua passione l’ha trasmessa ai figli, che hanno formato una band, i Neveralone, con un brano, “Memories”, che Sergio considerava il più bello tra quelli da loro scritti. Sabato, al Terracielo di Mirandola, si terrà una cerimonia privata per salutarlo, organizzata dalle onoranze funebri Gianni Gibellini. Ma il ricordo di Sergio Silvestri continuerà a vivere in quelle note che hanno fatto vibrare il cuore di generazioni intere.


