“Sono gay e non lo dicono”. Vladimir Luxuria lancia la bomba: “Si fingono etero però…”. E parla di politici, attori e non solo

Le parole di Gabriel Garko all’interno della casa del Grande Fratello ancora risuonano. È successo da ormai due settimane ma l’eco dell’outing non si è ancora spento. Anzi, ha contribuito a accendere le luci su un problema come la discriminazione, non ancora superata per gli omosessuali in ambito lavorativo e sociale. Gabriel Garko, pochi giorni l’outing, aveva parlato ai microfoni di Silvia Toffanin.
Aveva raccontato di essere stato costretto a mentire per poter lavorare.

Parole sulle quali è intervenuto Vladimir Luxuria secondo il quale il sistema vigente sarebbe strutturato in modo da scoraggiare gli omosessuali, impedendo loro di fare coming out e dichiararsi per quel che sono veramente: tutto questo avverrebbe in tutti i settori, tanto che molti politici, attori e calciatori sarebbero gay ma hanno paura di ammetterlo. “È un sistema – ha dichiarato Vladimir a Today.it – Parlando in generale, conosco le pressioni degli agenti di spettacolo, di chi pensa che se un attore si dichiara gay poi non viene chiamato a fare film e fiction”. Continua dopo la foto


Stessa cosa nel mondo del calcio: “Presidenti e allenatori temono striscioni omofobi e cori dei tifosi avversari. Gli ultras se la prendono col colore della pelle, figuriamoci se non farebbero lo stesso per l’orientamento sessuale: insulterebbero in maniera vistosa. C’è l’idea che un calciatore gay potrebbe avere qualche sponsor in meno. Ma se non si squarcia il velo dell’ipocrisia non andiamo avanti: ben venga un coming out di un calciatore e ben venga una ribellione davanti alle prime reazioni scomposte. Nei fatti chi paga sono questi personaggi costretti a tenere una maschera”. Continua dopo la foto

E nella politica “Conosco personalmente tanti politici gay che non si dichiarano. Quando misi piede per la prima volta in parlamento non sa in quanti si venivano a raccomandare: ‘non dire a nessuno che mi hai visto là’. Io ho sempre lottato per il coming out, ma non ho mai usato l’outing come strumento di vendetta, anche se spesso costoro sono proprio quelli che fanno della famiglia la loro bandiera. C’è un’ipocrisia dilagante, soprattutto se fai parte di un partito più conservatore”. Continua dopo la foto


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Il caso di Gabriel Garko non è affatto isolato: attori, cantanti e calciatori gay devono ancora fingere di essere quello che non sono soltanto per continuare a lavorare indisturbati. Un problema sociale che colpisce profondamente chi ha come sola colpa quella di amare una persone del suo stesso sesso.

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