Per quasi vent’anni il suo nome è rimasto indissolubilmente legato a uno dei casi di cronaca nera più discussi d’Italia. Oggi, però, la vita di Alberto Stasi prova lentamente a ripartire lontano dalle aule di tribunale, tra lavoro, nuove abitudini e un percorso di reinserimento che continua a far discutere l’opinione pubblica.
Da pochi giorni l’ex studente della Bocconi, condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco, è tornato a vivere una quotidianità diversa grazie all’affidamento in prova ai servizi sociali. Una nuova fase che, inevitabilmente, continua ad attirare l’attenzione di telecamere, fotografi e curiosi, soprattutto nei pressi del luogo in cui lavora a Milano.

L’incontro con i cronisti davanti al posto di lavoro
Ed è proprio all’esterno dell’edificio in zona Brera, nel cuore di Milano, che si è verificato un siparietto destinato a far parlare. Stasi, arrivato poco dopo le 9 del mattino con indosso un cappellino scuro e una polo blu, si è trovato nuovamente davanti giornalisti e operatori pronti ad attenderlo all’ingresso.

Con tono ironico e apparentemente disteso, l’uomo si è rivolto ai cronisti pronunciando una frase che non è passata inosservata: “Vi sono passato davanti anche poco fa e non mi avete visto”. Un commento scherzoso pronunciato prima di scambiare ancora qualche battuta con i giornalisti presenti.

L’atmosfera si è però chiusa rapidamente nel momento in cui Stasi si è avvicinato all’ingresso del palazzo. Prima di varcare la soglia, infatti, ha messo fine alla conversazione con un secco: “Qui non potete entrare”. La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano di concedere l’affidamento in prova si fonda su una valutazione estremamente positiva del percorso seguito da Stasi durante gli anni trascorsi tra carcere e semilibertà.
Alberto Stasi al lavoro a Milano in zona Brera scherza con i cronisti: "Vi sono passato davanti poco fa e non mi avete visto". L'uomo, condannato per il delitto di Garlasco, ha da poco ottenuto l'affidamento in prova.
— LaPresse (@LaPresse_news) June 22, 2026
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Nell’ordinanza, i magistrati hanno evidenziato “l’assenza di profili di pericolosità” e hanno sottolineato come nel corso della semilibertà “non sono emersi elementi tali da inficiare il percorso di reinserimento sociale”. Secondo quanto riportato nel provvedimento, il condannato avrebbe proseguito l’esecuzione della pena “senza sbavature”, dimostrando “assoluta adesione alle regole” e mantenendo una condotta definita “ineccepibile” sia all’interno del carcere sia all’esterno.
I giudici hanno inoltre evidenziato il rispetto degli obblighi civili nei confronti della parte civile e il fatto che il percorso trattamentale sia stato costruito sull’accettazione della condanna, pur continuando Stasi a dichiararsi estraneo ai fatti contestati.
Intanto, come spesso accade quando si parla del caso Chiara Poggi, anche sui social il dibattito si è immediatamente riacceso. Tra chi sostiene il diritto a ricostruirsi una vita e chi continua a chiedere giustizia, i commenti si sono moltiplicati in poche ore: “Non lo mollano gli sciacalli che lo hanno mostrificato per 19 anni.. lo attendono sotto l’ufficio già alla mattina”, “Ha scontato la sua pena, lasciatelo lavorare”, “Il caso Garlasco continua a dividere gli italiani anche dopo tanti anni”, “I giornalisti dovrebbero rispettare maggiormente la privacy”, “Chiara non deve essere dimenticata”, “È giusto seguire la vicenda, ma senza trasformarla in uno spettacolo”, “Dopo tutto questo tempo la verità continua ancora a far discutere”.


