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Garlasco, Stefania Cappa su Chiara Poggi: l’episodio mai messo agli atti

  • Italia

Per quasi vent’anni il delitto di Garlasco è stato considerato uno dei casi giudiziari più discussi e controversi della cronaca italiana. L’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione il 13 agosto 2007, ha attraversato indagini, processi, ricorsi e sentenze, fino alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Oggi, però, l’inchiesta vive una fase completamente nuova, con la Procura di Pavia che sta riesaminando elementi rimasti a lungo nell’ombra.

Negli ultimi mesi gli investigatori hanno riaperto numerosi fascicoli, rivalutando testimonianze, reperti e verbali dell’epoca. Al centro delle nuove indagini è finito Andrea Sempio, oggi indagato nell’ambito della riapertura del caso, mentre diversi atti investigativi compiuti quasi vent’anni fa vengono passati al setaccio per verificare eventuali omissioni o errori che potrebbero aver condizionato l’intera ricostruzione dell’omicidio.


Garlasco, Stefania Cappa racconta dell’episodio dell’allarme

Tra i documenti più significativi emersi in questa nuova fase c’è una recente testimonianza di Stefania Cappa, cugina della vittima. Il suo racconto non si limita ad aggiungere un dettaglio inedito, ma mette in discussione uno degli elementi che per anni è stato considerato centrale nell’accusa nei confronti di Stasi, aprendo nuovi interrogativi sulle modalità con cui vennero svolte le prime indagini.

La testimonianza di Stefania Cappa demolisce infatti uno dei pilastri della condanna di Alberto Stasi e mette nel mirino degli inquirenti la modalità investigativa con cui all’epoca dell’inchiesta di Garlasco furono espletati gli atti relativi all’omicidio di Chiara Poggi. Sotto la lente della Procura di Pavia, che oggi ha escluso Stasi dalla scena del delitto e accusa Andrea Sempio di essere l’assassino della ventiseienne, c’è la videoaudizione della cugina di Chiara, che ha raccontato particolari mai messi nero su bianco. La gemella continua infatti a sostenere di aver riferito quegli elementi già durante la prima sommaria informazione testimoniale resa ai carabinieri di Vigevano.

Il passaggio più sorprendente riguarda un episodio rimasto impresso nella memoria di Stefania Cappa. “Io ricordo un evento particolare, quando mentre eravamo in casa insieme, ad un certo punto sentimmo suonare un allarme all’esterno”, racconta la donna nella deposizione resa il 5 maggio scorso ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano Moscova, “e vidi Chiara uscire di corsa in strada proprio sulla via Pascoli, abbigliata com’era con l’abbigliamento di casa – ciabatte e pigiamino bianco, mi sembrava molto spaventata”, spiega Stefania, mettendo fine alla fantomatica tesi che la vittima non avrebbe mai aperto la porta in pigiama a uno sconosciuto e quindi l’unico che quella mattina avrebbe potuto compiere il delitto era Alberto Stasi.

La teste aggiunge ulteriori dettagli di quella scena, sottolineando quanto fosse insolita la reazione della cugina. “Quell’episodio mi restò molto impresso”, prosegue, “lo ricordo perfettamente. Indossava un completino di colore bianco, costituito da una canottiera a spalla larga, ed un pantaloncino corto. Indossava anche gli infradito. E lei era scappata fuori di casa proprio con infradito e completino, nonostante io fossi in casa con lei”. Poi arriva un’altra affermazione destinata a far discutere: “Sono sicura di aver raccontato questa circostanza anche agli inquirenti dell’epoca, quindi credo che fosse presente anche negli atti dell’indagine del tempo”.

Secondo quanto emerge oggi, però, di quell’episodio non esisterebbe alcuna traccia nei verbali dell’epoca. Un particolare che appare tutt’altro che marginale: nei giorni precedenti all’omicidio, Chiara Poggi avrebbe reagito con estrema agitazione al suono di un allarme, precipitandosi in strada in pigiama e facendo avanti e indietro lungo via Pascoli. Resta quindi aperto l’interrogativo sul motivo di quella paura. Aveva semplicemente timore dei ladri, come avrebbe confidato alla cugina, oppure pensava che a far scattare l’allarme potesse essere una persona che conosceva bene e dalla quale si sentiva osservata in maniera ossessiva?

Gli investigatori che seguirono la prima inchiesta, tuttavia, non ritennero quell’episodio rilevante ai fini dell’indagine contro Alberto Stasi. Non solo la circostanza non venne approfondita, ma non fu neppure riportata nei verbali ufficiali. Eppure, dalle parole di Stefania Cappa emerge il ritratto di una Chiara Poggi profondamente scossa. “Ricordo che Chiara una volta rientrata in casa non si era calmata subito, per questo vi dico che la sua reazione fu assolutamente spropositata rispetto alla situazione”, precisa la cugina.

La nuova deposizione contribuisce così ad alimentare ulteriori dubbi sulla gestione della prima fase investigativa del delitto di Garlasco. Dubbi che si aggiungono a quelli già emersi sul verbale del 4 ottobre 2008, ritenuto tecnicamente falso dai magistrati della Procura di Pavia, relativo alla consegna da parte di Andrea Sempio dello scontrino del parcheggio di Vigevano. Proprio quell’atto, caratterizzato dal continuo via vai tra l’abitazione e l’arrivo dell’ambulanza senza che venisse annotata alcuna interruzione, ha portato l’ex comandante Gennaro Cassese a essere iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero.


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