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“Una pozza di sangue”. Garlasco, la nuova perizia e i dubbi su Alberto Stasi

  • Italia

Il caso Garlasco torna a imporsi nel dibattito pubblico e giudiziario con una serie di nuovi elementi tecnici che riaccendono l’attenzione su uno degli omicidi più discussi della cronaca italiana. A distanza di anni, la vicenda legata alla morte di Chiara Poggi nella villetta di via Pascoli a Garlasco continua a generare interrogativi, alimentati oggi da consulenze e analisi che sembrano in grado di rimettere in discussione alcune certezze consolidate.

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Negli ultimi mesi, il fascicolo è tornato sotto i riflettori per una nuova lettura della scena del delitto, con particolare attenzione a un dettaglio che aveva già diviso periti e giudici: la presenza di un’ampia pozza di sangue all’interno dell’abitazione e la reale possibilità, o meno, di evitarla. Un nodo centrale che coinvolge direttamente la ricostruzione dei movimenti dell’assassino e che si intreccia con le nuove perizie commissionate dalla famiglia della vittima.


Garlasco, la storia potrebbe essere riscritta

Il punto di partenza di questo nuovo approfondimento è la cosiddetta camminata dell’omicida, una sequenza di passi che, secondo le ricostruzioni processuali, avrebbe consentito di muoversi all’interno della casa senza lasciare tracce evidenti di sangue sulle scarpe. Una versione che già in passato aveva sollevato dubbi e polemiche, e che oggi viene nuovamente messa in discussione alla luce di strumenti tecnologici più avanzati.

Al centro della consulenza in corso, affidata dalla famiglia Poggi a un team di esperti, c’è la ricostruzione di una camminata a “zig zag”. Questa ipotesi viene considerata difficilmente compatibile con la quantità di tracce ematiche presenti sulla scena del delitto. Il lavoro si basa sulla sovrapposizione digitale dell’”ortofoto” della “ampia pozza di sangue” situata davanti alla “porta a soffietto” con i movimenti attribuiti ad Alberto Stasi nel processo del 2009.

All’epoca, i periti nominati dal giudice Stefano Vitelli, Nello Balossino e Giuliano Geminiani avevano utilizzato simulazioni miste, virtuali e umane, per riprodurre gli spostamenti all’interno dell’abitazione. Quelle ricostruzioni avevano portato a ritenere possibile un passaggio “pulito”, ma già allora la parte civile aveva espresso forti perplessità sulla fedeltà delle prove rispetto alla scena reale.

Da metà articolo in poi, l’attenzione si concentra sempre più sulla seconda blood pool, definita dagli atti come una delle tracce più rilevanti. Secondo le nuove analisi, sarebbe stato impossibile evitare il contatto con questa ampia pozza di sangue mappata all’interno della villetta. Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna hanno chiesto ai consulenti informatici di verificare, con strumenti digitali, la reale compatibilità tra quella macchia e i movimenti attribuiti a Stasi.

Questa seconda “Ampia pozza di sangue” si trovava sul cosiddetto gradino zero della scala che conduce al seminterrato, nascosta dalla porta a soffietto, proprio nel punto in cui venne rinvenuto il corpo di Chiara Poggi. Secondo la nuova consulenza, la sua posizione renderebbe altamente improbabile un passaggio senza contaminazione, soprattutto considerando i movimenti di apertura e chiusura della porta.

Agli atti del processo esiste anche un video in cui il perito Giuliano Geminiani simulò personalmente “l’accesso alla cantina”. In quella ricostruzione, sfruttando l’unica “void area” del gradino, si ipotizzava la “possibilità di mancato intercettamento di sangue”. Una tesi che prevedeva che “almeno un piede” potesse essere appoggiato in una zona priva di tracce, evitando così di sporcare le suole.

Proprio questa simulazione fu duramente contestata dalla parte civile, che ne criticò la realizzazione al di fuori dell’abitazione e la scarsa aderenza alla dinamica descritta dallo stesso Stasi, il quale aveva parlato di “uno o due” gradini percorsi alla ricerca della fidanzata. Quelle contestazioni, insieme ad altre incongruenze, portarono nel 2013 all’annullamento dell’assoluzione da parte della Cassazione.

Oggi, dalle prime simulazioni video effettuate dai consulenti dei Poggi, emergerebbe che ripercorrendo fedelmente i movimenti descritti da Geminiani sarebbe impossibile non intercettare il sangue, soprattutto nel movimento a ritroso dopo l’apertura della porta a soffietto. Un dettaglio che, insieme alle nuove perizie, sembra in grado di cambiare ancora una volta la lettura del caso Garlasco, riaprendo interrogativi che si pensavano definitivamente chiusi.


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