Una notte di festa si è trasformata in un incubo per decine di giovani coinvolti nel devastante incendio scoppiato a Crans-Montana, un episodio che ha lasciato feriti gravi, immagini difficili da cancellare e interrogativi ancora aperti su cosa sia accaduto all’interno del locale.
Per due notti Lorenzo, adolescente di Bracciano, non è quasi riuscito a dormire. Aveva respirato fumo e gas nel tentativo di aiutare altri ragazzi e continuava a tossire senza sosta. “Tossiva continuamente, diceva che si sentiva il fumo nei polmoni”, raccontano Jacopo Bucci e Ludovico Tagliabue, entrambi diciottenni della provincia di Roma. Erano in vacanza anche loro e si trovavano a pochi passi da “Le Constellation” quando è divampato l’incendio. Hanno aiutato i primi soccorritori, ma Lorenzo si è spinto ben oltre l’ingresso del locale, esponendosi a fumi e sostanze tossiche. Attorno a loro uno scenario definito “surreale”, con coetanei ustionati e urla ovunque: “Urla che ti entrano nella testa, difatti è sotto choc, l’abbiamo portato a spalla”.
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In quelle ore l’aria è diventata rapidamente micidiale, per il calore e per gli effetti dei gas sprigionati, risultando decisiva quanto le fiamme. Molti dei feriti giunti nei pronto soccorso svizzeri presentavano non solo ustioni cutanee gravissime, ma anche ustioni da inalazione. Una condizione che rende il quadro clinico “estremamente complesso e difficile da gestire”, spiega il professor Eric Bonvin, direttore generale dell’ospedale del Canton Vallese a Sion.

Fin dai primi momenti, anche i giovanissimi italiani coinvolti sono stati classificati come pazienti “grandi ustionati”, come confermato dal team medico del dipartimento della Protezione civile. I sanitari hanno effettuato sopralluoghi nei diversi ospedali della Confederazione per monitorare le condizioni dei connazionali e valutare eventuali trasferimenti in Italia. Proprio ieri altri due feriti sono stati trasferiti dagli ospedali di Losanna e Zurigo al Niguarda di Milano.

Secondo le prime ricostruzioni, ancora prima che il fuoco distruggesse il locale, sarebbero stati fumo e gas combusti a mettere in pericolo immediato la vita dei ragazzi all’interno. L’inalazione avrebbe provocato danni istantanei ai polmoni e perdita di conoscenza. L’incendio sarebbe partito dai pannelli fonoassorbenti del soffitto che, prendendo fuoco, avrebbero fatto salire la temperatura in modo rapidissimo, trasformando l’ambiente in una trappola incandescente e saturandolo di aria irrespirabile.
In quel contesto si sarebbe verificato il cosiddetto “flashover”, il fenomeno che trasforma un incendio circoscritto in un rogo generalizzato. “Un fenomeno che purtroppo non lascia alcuna possibilità alle vittime”, spiega un esperto antincendio impegnato nei primi accertamenti. “È come se si accendessero mille stufette elettriche in un ambiente minuscolo: scoppiato l’incendio, il caldo si accumula verso il soffitto e la temperatura che arriva sui 600 gradi”. A quel punto, “ogni cosa combustibile prende fuoco”.
Le conseguenze sul corpo umano sono devastanti. Un medico del Centro ospedaliero universitario del Cantone di Vaud, a Losanna, dove sono ricoverati alcuni dei feriti, spiega che “i gas brucianti, che possono arrivare anche a 900 gradi, durante un incendio come quello di Crans-Montana, ustionano i polmoni di chi li respira, quasi all’istante”. In situazioni simili, aggiunge, “cadi a terra, ed è finita, se qualcuno non ti porta fuori in fretta”. È quello che Lorenzo ha cercato di fare quella notte, rischiando la propria vita per salvare altri ragazzi come lui.


