C’è un tipo di paura che non fa rumore, ma ti entra addosso in un istante: il letto che vibra, i mobili che scricchiolano, il cuore che accelera senza capire perché. È successo nella notte, quando tutto sembrava fermo. E invece, per molti, il sonno si è spezzato di colpo.
Le segnalazioni sono iniziate a rincorrersi quasi subito: chi si è alzato di scatto, chi ha guardato l’orologio, chi ha scritto ai familiari per assicurarsi che stessero bene. In certi territori basta un attimo per tornare con la memoria a ferite ancora vive. Il movimento è stato registrato alle 4:34, tra lunedì 15 e martedì 16 giugno. Una scossa netta, breve, ma percepita distintamente da molte persone che vivono nell’entroterra appenninico. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), si è trattato di un terremoto di magnitudo 3.1 in Abruzzo, nell’area dell’Alto Aterno, a ridosso del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

L’epicentro è stato localizzato a circa quattro chilometri a nord di Barete, in provincia dell’Aquila. L’ipocentro, invece, a una profondità di 14,6 chilometri: un dato che aiuta a spiegare perché in tanti l’abbiano sentita, anche senza conseguenze concrete. La scossa, infatti, è stata avvertita in diversi comuni della zona e anche nel capoluogo L’Aquila, dove più persone hanno raccontato di aver percepito chiaramente il terreno muoversi, svegliandosi di soprassalto.
Dalle prime verifiche non risultano danni a persone o cose. Un sollievo, soprattutto quando la paura arriva nel cuore della notte e la prima cosa che fai è ascoltare il silenzio per capire se è tutto finito davvero. Nelle ore successive, l’attenzione è rimasta alta: nel raggio di dieci chilometri dall’epicentro ricadono diversi piccoli centri montani, aree dove la sismicità è una presenza costante con cui si convive, spesso con un filo d’ansia che non se ne va mai del tutto. Dopo l’evento principale sono state registrate anche alcune repliche, tutte molto lievi e inferiori a magnitudo 2. Un assestamento monitorato dagli esperti, mentre in tanti, all’alba, hanno tirato un respiro più lungo e hanno provato a rimettere insieme il sonno spezzato.


