Il caso Garlasco torna ancora una volta al centro dell’attenzione pubblica, mentre l’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi si avvicina a un passaggio cruciale. A quasi vent’anni dall’omicidio che sconvolse l’Italia, la Procura è impegnata nelle verifiche finali, con una serie di consulenze tecniche destinate a incidere in modo significativo sulla ricostruzione della dinamica del delitto. Il quadro che emerge è quello di un’indagine che si prepara a chiudere un cerchio rimasto aperto troppo a lungo.
Al centro delle nuove verifiche investigative ci sono i depositi del Ris di Cagliari e la Bpa, Bloodstain Pattern Analysis, ossia l’analisi delle tracce ematiche repertate sulla scena del crimine. La consulenza, già depositata, sarà resa pubblica solo al termine dell’iter previsto, in concomitanza con la chiusura dell’indagine. Secondo quanto trapela, questo approfondimento tecnico avrebbe fornito elementi in grado di incidere in modo significativo sulla ricostruzione dell’aggressione, tanto da poter “riscrivere” tempi e modalità dell’omicidio.

Garlasco, le ultime notizie sul caso
Diversa la tempistica per il deposito della relazione attribuita alla consulente Cattaneo, per la quale si parla di alcune settimane di attesa. Il documento potrebbe essere presentato entro la fine del mese, aggiungendo un ulteriore tassello a un mosaico investigativo che negli anni ha conosciuto svolte, conferme e polemiche. L’impressione è che ogni dettaglio tecnico venga ora pesato con estrema cautela, nella consapevolezza che anche una sola incongruenza potrebbe avere un impatto rilevante.

Non solo analisi ematiche. Entro questa settimana dovrebbe arrivare anche la consulenza tecnica e informatica richiesta dalla Procura sui computer di Chiara Poggi e di Alberto Stasi. Si tratta di un accertamento particolarmente delicato, volto a chiarire contatti, movimenti digitali e ricostruzione temporale degli eventi nelle ore precedenti al delitto. L’alibi informatico, già al centro di discussioni negli anni passati, torna così sotto la lente degli inquirenti.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un’inchiesta ormai alle battute finali. Le nuove consulenze, ematiche e informatiche, rappresentano forse gli ultimi tasselli di un lavoro investigativo complesso, segnato da perizie contrastanti e da un dibattito pubblico che non si è mai davvero spento. Proprio in questa fase, però, emergono alcuni punti che riaprono interrogativi di natura logica prima ancora che scientifica.
Quando Federica Panicucci chiede se, con un alibi accertato subito e con una perizia sul Dna diversa, le indagini avrebbero potuto seguire altre strade, l’avvocato Vitelli risponde senza esitazioni: “Se l’alibi informatico fosse stato accertato subito… ci si sarebbero posti fin dall’inizio maggiori problemi”. Una frase che pesa, perché suggerisce come alcune verifiche tempestive avrebbero potuto orientare diversamente il percorso investigativo.
Ampio spazio viene dedicato anche alla questione delle scarpe e delle tracce ematiche, uno degli aspetti più discussi del caso. Vitelli non nega le difficoltà poste dall’assenza di sangue sulle suole, ma invita a guardare la questione da un’altra prospettiva, spostando il focus dalla presenza di tracce alla loro assenza, elemento che di per sé apre scenari differenti.
“Voglio dire una cosa che non viene detta, e che è importante perché si collega a una grande questione logica sul problema delle scarpe, qui noi non guardiamo se c’è come normalmente si fa la presenza del sangue della vittima sulla sua giacca ad esempio, qui noi ci poniamo il problema del fatto che non c’è sangue sulle suole, questa circostanza negativa porta delle difficoltà, i genitori di Alberto Stasi dichiararono che il giardino aveva l’irrigazione automatica ogni mattina si bagna l’erba e Alberto Stasi passava sull’erba, tant’è vero che quando sono state prese le scarpe ad Alberto Stasi non è stata trovata una traccia di dna, ma è stato trovato un arbusto, io ovviamente non lo so se quell’arbusto è l’arbusto del giardino di casa, ma questo si collega al grosso problema che le alternative logiche e ragionevoli sono tante”.
È proprio questo passaggio a rappresentare uno snodo cruciale del dibattito: il fatto che sulle scarpe di Stasi non sia stata trovata alcuna traccia di Dna, ma solo un elemento vegetale, riporta la discussione su un piano di compatibilità logica tra scena del crimine e ricostruzione accusatoria. L’assenza di sangue sulle suole diventa così un elemento che non conferma, ma nemmeno esclude, aprendo a una pluralità di interpretazioni.
In attesa del deposito definitivo delle consulenze e della chiusura formale dell’indagine, il delitto di Garlasco continua a interrogare magistrati, avvocati e opinione pubblica. Le nuove perizie potrebbero consolidare quanto già accertato o, al contrario, rimettere in discussione passaggi chiave. Di certo, il tema delle tracce, della loro presenza e soprattutto della loro assenza, resta uno dei nodi più delicati e controversi di un caso che ancora oggi divide l’Italia.


