La posizione della famiglia Poggi resta ferma e appare sempre più distante dalle ipotesi investigative che negli ultimi mesi hanno riportato sotto i riflettori il nome di Andrea Sempio. Il team di legali e consulenti che assiste i genitori di Chiara Poggi non sembra nutrire alcun dubbio: il coinvolgimento dell’amico di Marco Poggi viene respinto in modo netto, nonostante l’indagine per concorso in omicidio e la concreta possibilità di un rinvio a giudizio, che lo stesso Sempio ha dichiarato di aspettarsi. Una lettura dei fatti che la parte offesa considera lontana dalla verità emersa nei processi.
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Negli ultimi giorni, però, a riaccendere il dibattito è stata la diffusione di una nuova ricostruzione del delitto avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco. Una rilettura che modificherebbe, almeno in parte, quanto cristallizzato nella sentenza definitiva, senza però attribuire responsabilità a soggetti diversi da quelli già giudicati. Un passaggio delicato che ha riaperto discussioni e polemiche attorno a uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi decenni.

Garlasco, la consulenza che può cambiare tutto
Secondo la famiglia Poggi, non esistono elementi credibili per ritenere che a uccidere Chiara sia stato qualcuno di diverso da Alberto Stasi. Per i genitori della 26enne, lui resta non solo l’ultima persona ad averla vista in vita, avendo trascorso con lei la sera precedente all’omicidio, ma anche colui che segnalò alle forze dell’ordine di averla trovata senza vita sulle scale di casa. Un racconto che, secondo i consulenti della parte civile, non sarebbe mai stato del tutto veritiero, motivo per cui viene ritenuta corretta la condanna in Cassazione, arrivata dopo due assoluzioni.

Gli Ermellini avevano parlato di un delitto d’impeto, sviluppatosi in un arco temporale estremamente ristretto. Solo 23 minuti, quelli liberi da alibi per il condannato, che comprenderebbero anche l’eventuale tragitto in bicicletta. Una dinamica frutto di una lite iniziata la sera prima, degenerata rapidamente fino all’aggressione mortale. Ma proprio su questo punto starebbe emergendo una lettura alternativa.

Come indicato da Dario Redaelli, criminalista consulente dei genitori della vittima, la mattina del delitto i due fidanzati avrebbero fatto colazione insieme, forse discutendo, prima che la situazione precipitasse fino all’omicidio. A sostegno di questa teoria viene citato un elemento emerso solo di recente: il DNA di Stasi presente sull’Estathé ritrovato nella spazzatura, rilevato nei nuovi accertamenti tecnici.
Questa rilettura, tuttavia, convince solo in parte. Per molti osservatori, infatti, rischia di produrre un effetto paradossale. Se quei pochi minuti devono comprendere anche un pasto, seppur rapido, far rientrare tutto in un arco temporale così ristretto appare complesso. A questo si aggiungono le incertezze sull’arma del delitto, che potrebbe non essere stata una sola, e la necessità di recuperarla all’interno dell’abitazione, elementi che allungherebbero ulteriormente la tempistica.
In questo scenario, il ragionamento dei legali e consulenti potrebbe finire per rafforzare la tesi difensiva di Alberto Stasi, che si è proclamato innocente sin da subito. Se la dinamica richiede più tempo di quanto finora ipotizzato, l’alibi informatico del condannato assumerebbe un peso ancora maggiore nel quadro complessivo.
Decisiva, ora, è l’attesa per l’esito della consulenza medico-legale affidata alla professoressa Cristina Cattaneo. Se dovesse emergere che il decesso è avvenuto più tardi rispetto all’orario ritenuto compatibile con la condanna, lo scenario cambierebbe radicalmente. Dalle 9.35 in poi, infatti, Stasi risulta certamente a casa davanti al suo computer, un dettaglio che lo escluderebbe automaticamente dalla scena del crimine e che potrebbe riaprire, ancora una volta, il caso Garlasco.


