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Sorelle scomparse, la scoperta sui cellulari delle ragazze

  • Italia
sorelle scomparse scoperta sui cellulari

A Civitella Alfedena, nel silenzio dei boschi del Parco d’Abruzzo, da giorni c’è una domanda che rimbalza di casa in casa: dove sono finite due ragazzine? Le ore passano, le ricerche non si fermano e ogni dettaglio diventa un appiglio. Anche quello più piccolo. Anche quello più inquietante.

Si chiamano Alisya e Sarah, hanno 16 e 12 anni e da una notte di inizio giugno sembrano essersi dissolte. Un allontanamento che all’inizio può sembrare “una fuga”, ma che col passare del tempo si trasforma in un caso sempre più difficile da leggere. E adesso, al centro, ci sono i loro telefoni.

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La notte della fuga: una finestra, il buio e poi il vuoto

Le due sorelle si trovavano in una struttura di accoglienza del paese, un ambiente protetto. Nella notte tra sabato e domenica, intorno alle due del mattino, avrebbero deciso di uscire calandosi da una finestra. Da quel momento, più nulla. Nessun rientro, nessuna chiamata, nessun segnale chiaro che dica “stiamo bene”.

La comunità è piccola, tutti conoscono tutti. E proprio per questo, quando due minorenni spariscono, l’ansia diventa collettiva: si cercano volti, si inseguono ricordi, si controlla ogni possibile passaggio. Le forze dell’ordine lavorano senza sosta, mentre cresce lo sgomento di chi aspetta notizie.

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L’ultima immagine: riprese in un bar, poi scompaiono davvero

Per gli investigatori, l’ultimo riscontro concreto è legato a un filmato: nella giornata di sabato 6 giugno le telecamere di un bar di Civitella Alfedena avrebbero ripreso Alisya e Sarah sedute all’interno del locale. È l’ultima traccia “oggettiva” della loro presenza in paese.

Poi resta una sequenza di domande. Perché uscire così, di notte? Hanno fatto tutto da sole o qualcuno le aspettava fuori? E soprattutto: come si sono mosse, in un territorio che può diventare duro e isolato nel giro di pochi metri, tra sentieri e boschi?

Il dettaglio che cambia tutto: tre cellulari e sim intestate ad altri

Nelle ore delle ricerche emerge un particolare che pesa come un macigno: le ragazze avrebbero portato con sé tre telefoni cellulari. Un numero insolito, che ha subito acceso l’attenzione degli inquirenti. Perché quei dispositivi? E soprattutto: a chi erano collegati?

Gli accertamenti sulle schede telefoniche avrebbero fatto emergere un intreccio delicatissimo. Una sim risulterebbe intestata a un uomo di origine kosovara. Un’altra, invece, sarebbe registrata a nome del compagno della madre delle due sorelle. Intestazioni che alimentano sospetti e che spingono a scavare più a fondo: chi ha fornito quei telefoni e per quale motivo?

C’è un altro dato che inquieta: i telefoni risultano inermi, come se fossero stati spenti o non avessero più possibilità di collegarsi. Da quanto trapela, tutti i dispositivi sarebbero inattivi da 96 ore. L’ultimo segnale utile risalirebbe a mercoledì 12 giugno, con un aggancio delle celle che collocherebbe i cellulari nella vasta area del Parco nazionale d’Abruzzo. Poi il buio elettronico. Gli investigatori starebbero concentrando verifiche e analisi anche sul terzo numero, nella speranza che possa offrire un appiglio, un passaggio, una direzione.

La linea è quella della massima prudenza: nessuno vuole trarre conclusioni affrettate. È vero, l’allontanamento iniziale appare volontario. Ma la durata della scomparsa, l’ombra delle sim intestate a terzi e il silenzio improvviso dei telefoni aprono scenari più complessi, e potenzialmente pericolosi.

Si valuta la possibilità che le sorelle abbiano avuto supporto esterno, qualcuno pronto ad aiutarle a muoversi subito dopo la fuga. E non si esclude che ci fosse una meta precisa, pensata da tempo. Nel frattempo i controlli vengono estesi: stazioni, arterie principali, punti di passaggio, con l’attenzione che va oltre i confini della zona. Intanto, nel paese e sui social, l’attesa si mescola alla paura. Perché quando spariscono due ragazzine, ogni ora pesa il doppio. E quel silenzio, dentro e fuori dai telefoni, fa ancora più rumore.


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