Il caso del delitto di Garlasco continua a dominare il dibattito pubblico e televisivo. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, le nuove indagini e i continui approfondimenti giornalistici stanno riportando sotto i riflettori personaggi e dettagli rimasti per anni ai margini della vicenda. Ogni settimana emergono nuovi elementi destinati ad alimentare il confronto tra accusa, difesa ed esperti.
Anche la puntata di lunedì 13 luglio 2026 di Filorosso, il programma di approfondimento di Rai3 condotto da Antonino Monteleone e Adele Grossi, ha dedicato ampio spazio all’inchiesta su Garlasco. Al centro della trasmissione non solo gli sviluppi investigativi più recenti, ma anche il ruolo di alcuni testimoni che potrebbero contribuire a chiarire aspetti ancora controversi dell’indagine.

Il ruolo di Antonio Bugada e il mistero dello scontrino
Tra gli argomenti affrontati in studio è tornata d’attualità la figura di Antonio Bugada, vigile del fuoco e conoscente della madre di Andrea Sempio. Si tratta di un nome che negli anni è rimasto sullo sfondo, ma che secondo alcuni osservatori potrebbe assumere un peso maggiore nella ricostruzione dei fatti legati allo scontrino del parcheggio di Vigevano, documento presentato nel 2008 come elemento a sostegno della posizione di Sempio.

Nel corso della trasmissione la giornalista Rita Cavallaro ha ricostruito la vicenda spiegando: “è entrato nella storia di Garlasco perché è stato sentito come testimone in merito allo scontrino del parcheggio di Vigevano, presentato il 4 ottobre 2008 come alibi. Oggi ci dicono che non lo è, ma per la Procura non è stato fatto da Sempio”. Una precisazione che riporta l’attenzione su uno degli elementi più discussi dell’intera inchiesta, soprattutto dopo la riapertura degli accertamenti.

A entrare maggiormente nei dettagli è stata Francesca Bugamelli, conosciuta anche come Bugalalla, che ha evidenziato alcuni aspetti emersi dalle intercettazioni. “Lui risultava impiegato a Vigevano dalle 8 alle 20 quel giorno, ma da un’intercettazione con il figlio emerge un particolare importante, che loro potevano lasciare la caserma, cosa che effettivamente succedeva. “È saltato fuori il terzo uomo, ma il terzo uomo sono io”, conclude Bugada”. Una ricostruzione che, pur non rappresentando una prova, ha riacceso le discussioni sul valore dello scontrino e sulla sua effettiva provenienza.
Durante il confronto è intervenuto anche Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, che ha preferito mantenere una posizione prudente davanti alle nuove ricostruzioni. “Sono fortemente in imbarazzo per i motivi che sanno chi ha sentito le intercettazioni e letto i verbali, io mi rifugio dietro il mio ruolo, preferisco che siano altri a commentare”. Una dichiarazione che ha lasciato intendere come il contenuto degli atti continui a suscitare interrogativi anche tra gli addetti ai lavori.
Ad aggiungere ulteriori elementi è stato l’inviato delle Iene, Alessandro De Giuseppe, che ha raccontato un retroscena raccolto parlando con un collega di Bugada. “Ho parlato con un collega di Bugada, Stefano, che mi ha riferito che loro erano soliti prendere un caffè alle 11 al bar, chi aveva qualche amichetta la incontrava lì. Bugada è soprannominato da Lovati ‘Il Mandrillone’, la pausa era nel bar antistante il parcheggio dove è stato fatto lo scontrino, secondo lui potrebbe averlo fatto lei lo scontrino. Tra il 2022 e il 2023 la signora Sempio contatta cercando conforto non immaginando quello che poi sarebbe successo, nessuno va a sindacare sulla sua vita privata ma se diventa l’alibi è centrale”.
Le dichiarazioni hanno trovato la pronta replica di Armando Palmegiani, consulente della difesa di Andrea Sempio, che ha contestato l’interpretazione fornita nel corso della trasmissione. “Non abbiamo mai detto fosse un alibi, non credo che l’indagine si sia chiusa per quello nel 2017. L’informativa dei carabinieri dice: ‘Non possiamo sapere se lo scontrino lo abbia fatto la mamma o Andrea’, se avessero avuto la prova che fosse della mamma il vigile del fuoco sarebbe già indagato. Se così fosse non gli avrebbero chiesto se potesse pensare che la donna fosse andata a spiarlo di nascosto”. Una posizione che punta a ridimensionare il peso attribuito a questo elemento investigativo.
La discussione si è conclusa con l’ultima osservazione di Rita Cavallaro, che ha ricordato la risposta fornita dallo stesso Bugada agli investigatori: “Lui dice ‘Penso di no’, quindi non doveva essere indagato lui”. Un passaggio che dimostra come il caso Garlasco continui a essere caratterizzato da interpretazioni differenti degli stessi elementi. Mentre la Procura prosegue gli approfondimenti e le nuove indagini restano aperte, ogni dettaglio torna a essere analizzato nel tentativo di fare luce definitiva su uno dei più complessi casi di cronaca italiana.


