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“Terza dose possibile dopo 6-7 mesi”. Vaccino Covid, Brusaferro (Iss): “Ecco chi dovrà farla”

Il tema vaccini è sempre predominante anche in Italia, infatti continua la corsa contro il tempo per immunizzare quanta più gente possibile per evitare l’insorgere di una variante, che possa mettere a repentaglio tutto il lavoro fin qui fatto. La variante Delta è per il momento dominante al 95% sul nostro territorio, ma fortunatamente il siero riesce a contrastarla adeguatamente. Si è vociferato in questi giorni della possibilità di una terza dose anche dalle nostre parti e ora è arrivata una rivelazione.

A parlare nelle scorse ore è stato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, il quale ha concesso un’intervista a ‘La Stampa’, dove si è soffermato sull’ipotesi della necessità di un terzo vaccino. In Israele si è già iniziato a mettere in campo l’organizzazione, necessaria per questa soluzione. L’esperto ha risposto a questo quesito molto importante e ha cercato dunque di fare definitiva chiarezza su una questione fondamentale. Andiamo a vedere dunque che cosa ha affermato.

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Queste le dichiarazioni di Silvio Brusaferro: “Le vaccinazioni sono iniziate a gennaio e mano a mano che monitoriamo la risposta immunitaria siamo in grado di valutarne anche la durata. Per ora sappiamo che va oltre i sei mesi, nuovi studi dicono più di otto. Ma sono dati in via di aggiornamento, diverso è il discorso per gli immunodepressi che hanno una risposta più debole e per i quali si stima un richiamo a 6-7 mesi dal completamento del ciclo vaccinale”. Poi ha spiegato cosa serve per prevenire una quarta ondata.


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Successivamente Silvio Brusaferro ha quindi dichiarato: “Per evitare l’arrivo di una quarta ondata dobbiamo usare due strumenti: quello della vaccinazione e quello dei giusti comportamenti da adottare. Per quanto riguarda le vaccinazioni, vedo con soddisfazione che i giovani stanno rispondendo bene, come dimostrala forte crescita degli immunizzati dai 20 ai 29 anni. Zone gialle? Non ho la sfera di cristallo, ma sappiamo che completando il ciclo vaccinale il rischio di infezione si riduce all’88% e 95% per forme gravi”.

Le conclusioni di Silvio Brusaferro a ‘La Stampa’. “Bisogna però dire che la variante Delta in situazioni di affollamento ed assembramento è in grado di diffondersi più velocemente. Anche la situazione dei nostri ospedali dipenderà da quanto saremo prudenti e da quanto velocemente ci vaccineremo”. Quindi, c’è ancora strada da fare prima di essere più al sicuro.