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“Segnali chiarissimi”. Garlasco, cosa rivela l’ultima intervista in tv di Andrea Sempio

  • Italia

Da giorni, Andrea Sempio è tornato al centro del dibattito mediatico, dopo la rottura con il suo storico legale, Massimo Lovati. Una decisione che ha segnato uno spartiacque nella sua vicenda giudiziaria, ma anche nel modo in cui l’opinione pubblica lo percepisce. In molti, infatti, si chiedono se dietro il suo atteggiamento apparentemente pacato non si nasconda qualcosa di più complesso. L’uomo, oggi 37enne, si trova a vivere una delle fasi più delicate della sua esistenza, eppure davanti alle telecamere non mostra mai incrinature. Nessun segno di rabbia, nessuna scossa emotiva evidente: solo quel tono misurato che ormai è diventato il suo marchio di fabbrica.

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Lovati, che di Sempio conosceva ogni gesto e sfumatura, ha ammesso di essere rimasto spiazzato dal licenziamento improvviso. «Mi ha telefonato e mi ha esonerato», ha raccontato, aggiungendo di non aver compreso fino in fondo i motivi di quella decisione. Tra i due, qualcosa si è incrinato, forse anche per le numerose apparizioni televisive dell’avvocato, giudicate “inopportune” da chi voleva dare una nuova impronta alla propria difesa. Eppure, Sempio non ha mai mostrato pubblicamente ostilità, né rancore. Solo quella calma, che ormai incuriosisce più della sua stessa vicenda giudiziaria.


Garlasco, perché Sempio non fa mai vedere le mani

Lovati, uomo di lunga esperienza e personalità forte, ha descritto con una punta di amarezza il suo allontanamento: «Mi dispiace, ma la vita continua. Forse pago lo scotto di apparire troppo guascone». Le sue parole lasciano intendere un contrasto tra due caratteri opposti: da una parte l’estro di un avvocato abituato a dominare la scena, dall’altra la compostezza quasi glaciale del suo assistito. Un contrasto che, con il passare dei giorni, sembra raccontare più di quanto le dichiarazioni ufficiali lascino intendere.

Molti osservatori hanno notato come, nonostante la pressione mediatica e le accuse che gravano su di lui, Sempio appaia sempre sotto controllo. Un controllo che può sembrare disarmante per chi, al suo posto, immagina urla e pianti, e che invece diventa quasi un enigma psicologico. Forse, dietro quella calma si nasconde il tentativo di difendersi non solo dalle accuse, ma anche dal giudizio costante di un Paese che lo osserva, lo analizza, lo commenta. Ed è proprio da questa apparente serenità che nasce l’analisi di chi, di comportamento umano, ne ha fatto una scienza.

«A vederlo così, Andrea Sempio può sembrare tranquillo, ma quella non è calma autentica: è controllo», spiega la criminologa Anna Vagli. «Il corpo lo racconta meglio delle parole. La postura è rigida, le spalle leggermente sollevate, il busto inclinato in avanti: segnali di una tensione muscolare diffusa, tipica di chi è concentrato su come appare. Il tono di voce è piatto, regolare, e lo sguardo si muove spesso lateralmente: non è sfuggente, ma indica un’attività cognitiva intensa, come se valutasse costantemente cosa dire e come dirlo».

La specialista, che da anni studia i micro-segnali non verbali, sottolinea come il linguaggio corporeo di Sempio non sia mai davvero rilassato. Ogni parola è misurata, ogni gesto contenuto, come se fosse programmato per non lasciar trapelare nulla. Una strategia, consapevole o meno, di autodifesa: «Chi è al centro di un caso mediatico così esplosivo tende a costruire un’immagine controllata, quasi asettica, per non offrire il fianco a interpretazioni emotive o a fraintendimenti», spiega Vagli.

Un dettaglio che la criminologa considera rivelatore è quello delle mani, l’aspetto che più di ogni altri è rivelatore e che tradirebbe il suo reale stato d’animo, la spia che quello che stiamo vedendo non tutta la verità che Sempio vorrebbe mostrare. «Le mani sono il primo alfabeto della sincerità», osserva. E nel caso di Sempio, questo alfabeto manca. «Restano quasi sempre fuori campo, quindi si perde la parte più spontanea ed emotiva della comunicazione. Non è agitato, ma neanche rilassato: mostra un controllo consapevole, una calma costruita».

Per la criminologa, questa compostezza non è segno di freddezza o colpevolezza, ma di una tensione interna costante. «È compatibile con la posizione di chi si trova sotto indagine e sa di essere osservato in ogni mossa», aggiunge. E in fondo, proprio questo aspetto – la consapevolezza di essere sempre “in scena” – potrebbe spiegare perché Andrea Sempio, anche dopo tutto ciò che ha perso, continua a mostrarsi così calmo. È un modo per sopravvivere al giudizio degli altri, e forse, anche al proprio.


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