L’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, sembra conoscere nuovi sviluppi. Dopo anni di sentenze, revisioni e discussioni, torna sotto la lente una delle prove che avevano contribuito in modo decisivo alla condanna di Alberto Stasi: l’impronta di scarpa “a pallini” rinvenuta sul luogo del delitto. Quell’impronta era stata attribuita a una calzatura Frau numero 42, la stessa misura indossata dall’ex fidanzato della vittima. Ma secondo quanto emerso da nuove verifiche, l’intero impianto tecnico su cui si basava quella corrispondenza potrebbe non essere così solido come si credeva.
La procura che sta riesaminando il caso, con un nuovo fascicolo aperto a Pavia per omicidio in concorso nei confronti di Andrea Sempio, ha deciso di tornare alle origini dell’indagine. Gli inquirenti, secondo indiscrezioni, avrebbero svolto un sopralluogo nella fabbrica marchigiana che produceva la suola per il noto marchio di calzature Frau. L’obiettivo sarebbe quello di verificare direttamente le caratteristiche di quel tipo di suola e capire se davvero la misura 42 potesse corrispondere all’impronta trovata accanto al corpo della giovane. Le indagini restano coperte dal segreto istruttorio, ma le ipotesi emerse alimentano il sospetto che qualcosa, nei rilievi di allora, possa essere stato interpretato in modo non del tutto corretto.
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Garlasco, nuova rivelazione: “Perché Stasi non sarebbe l’assassino”
Un servizio trasmesso durante la puntata del programma Ignoto X del 15 ottobre, realizzato in collaborazione con il giornalista Luigi Grimaldi, ha infatti mostrato una possibile incongruenza nelle dimensioni attribuite alla scarpa. Secondo quanto riportato, la suola di un modello Frau numero 42 misura 29,5 centimetri, mentre quella del numero 44 raggiunge i 30,66. Nella tabella di conversione fornita dal produttore, al numero 42 corrisponde un piede di 27 centimetri, ma – come ha sottolineato Grimaldi – “la suola della scarpa dovrebbe essere più grande della misura del piede”.

Il giornalista ha poi aggiunto un dettaglio che potrebbe ribaltare il quadro probatorio: “Arriviamo a una misura dell’impronta della suola di 28 cm, che può corrispondere a una misura compresa tra il 43 e il 44”. Un dato che, se confermato, scardinerebbe l’associazione diretta tra l’impronta trovata sulla scena del crimine e le scarpe di Alberto Stasi.
Fonti vicine all’inchiesta, citate da Grimaldi, hanno inoltre rivelato che il modello di calzatura attribuito all’impronta presenterebbe una caratteristica specifica: una leggera strettoia laterale nella suola, una sorta di restringimento che, osservato attentamente, risulta visibile anche nel segno lasciato sul pavimento insanguinato di casa Poggi. Per verificare questa ipotesi è stato condotto un esperimento: l’immagine della suola repertata è stata sovrapposta virtualmente a quella di scarpe identiche ma di taglie diverse. L’operazione, mai effettuata nei precedenti gradi di giudizio, avrebbe consentito di ottenere “con ragionevole approssimazione” il numero reale della scarpa dell’assassino.


Delitto di #Garlasco A #ignotox #PinoRinaldi ci mostra un documento-inchiesta di @LuigiGrimaldi19 dove si evince che la famosa impronta di scarpe Frau 42, attribuita a Stasi, sembrerebbe essere una 44 che corrisponderebbe,CASUALMENTE, alla taglia di scarpe di #Sempio #freeStasi pic.twitter.com/I0Iri0p8r7
— Danilo Riga (@Danilo_Riga) October 15, 2025
E proprio da questa comparazione sarebbe emerso l’elemento più clamoroso: il numero 42 non coincide con l’impronta lasciata nel sangue, mentre la suola numero 44 combacia quasi perfettamente. Una discrepanza di due misure che, se confermata dagli accertamenti tecnici in corso a Pavia, potrebbe indebolire una delle prove cardine che avevano portato alla condanna definitiva di Stasi. In altre parole, quella che per anni è stata considerata una certezza potrebbe trasformarsi in un punto interrogativo destinato a riaprire uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia.


