Per giorni, a San Stino di Livenza, si è vissuto con una domanda che toglieva il fiato: dov’è finita Chiara? Le ore passavano, le speranze si aggrappavano a qualunque dettaglio, mentre la comunità restava sospesa tra ansia e preghiere. Poi, all’improvviso, la notizia che nessuno avrebbe voluto leggere.
È lì che il racconto si fa durissimo, perché a riemergere non è solo una verità: è un dolore che si pianta in mezzo a una famiglia e in mezzo a un paese. E quando un’assenza si trasforma in tragedia, ogni strada, ogni casa, ogni sguardo sembra cambiare per sempre. Il corpo di Chiara Guerra, 53 anni, è stato ritrovato dopo giorni di ricerche. La donna, professoressa di scuola media molto conosciuta tra Veneto e Friuli, era scomparsa e l’allarme aveva mobilitato parenti, amici e forze dell’ordine.
Il cadavere è stato individuato nelle acque del canale Malgher, a San Stino di Livenza, nel Veneziano. A recuperarlo sono stati i vigili del fuoco, impegnati per ore con sommozzatori e squadre specializzate: un lavoro lungo, faticoso, che ha accompagnato un’attesa già carica di angoscia.

La svolta nelle indagini, secondo quanto ricostruito, era arrivata nella notte successiva alla scomparsa. Il nipote diciassettenne, ascoltato dai carabinieri, avrebbe ammesso di averla uccisa a coltellate al culmine di un litigio violentissimo. Non solo. Agli investigatori avrebbe anche indicato cosa sarebbe accaduto dopo: il corpo sarebbe stato trasportato con una carriola fino al corso d’acqua, a circa un chilometro dall’abitazione, nel tentativo di far sparire ogni traccia e allontanare i sospetti.
Chiara Guerra viene descritta come una donna tranquilla, dedita al lavoro e ai suoi affetti, con una quotidianità fatta di scuola, impegni, famiglia. Una figura stimata, di quelle che in paese tutti conoscono almeno di vista, e che proprio per questo lascia un vuoto ancora più assordante.

In queste ore, San Stino di Livenza è sotto choc. C’è cordoglio, incredulità, e quella sensazione amara che resta quando il male nasce in un contesto che dovrebbe essere il più protetto: la famiglia. La comunità si è stretta attorno ai parenti, travolta da un dolore che non trova parole. Resta da chiarire fino in fondo cosa abbia acceso la miccia. Gli investigatori stanno verificando la presenza di dissidi familiari e possibili questioni patrimoniali che, nel tempo, avrebbero alimentato tensioni tra la donna e il nipote.
Il ragazzo, che compirà 18 anni tra pochi mesi, è stato fermato e la sua posizione è al vaglio della Procura per i Minorenni di Trieste, competente per il procedimento. Dopo la confessione, le ricerche si erano concentrate proprio sul canale Malgher. Vigili del fuoco, sommozzatori, carabinieri e personale specializzato hanno lavorato senza sosta, fino all’individuazione del corpo: un passaggio cruciale per dare risposte, almeno quelle minime, su ciò che è accaduto. Ora sarà l’autopsia a stabilire con precisione le cause della morte e a fornire ulteriori elementi utili agli accertamenti. Intanto, resta lo strappo: una tragedia maturata in casa, esplosa all’improvviso e capace di lasciare un’intera comunità in silenzio.


