Nuove rivelazioni riaccendono l’attenzione sul caso Garlasco, a diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi. A far emergere inediti dettagli è l’intervista della giornalista Ilenia Petracalvina al generale Luciano Garofano, andata in onda nell’ultima puntata del programma “Lo Stato delle Cose”. Garofano, che nel 2007 aveva diretto le indagini dei Ris di Parma sulla scena del delitto, ha svelato elementi finora rimasti in ombra, legati al filone d’inchiesta che, anni dopo, aveva portato ad accendere i riflettori su Andrea Sempio, amico d’infanzia di Chiara e per un periodo finito sotto indagine.
Il generale, oggi in pensione, ha rivelato un particolare destinato a far discutere. La consulenza tecnica del 2017, redatta proprio da lui per la difesa di Sempio, “non è mai stata depositata”. Una circostanza che, se confermata, aprirebbe interrogativi su come siano stati gestiti alcuni passaggi cruciali dell’inchiesta parallela. Garofano ha raccontato: “Nel gennaio 2017 ricevo un documento molto particolare (che forse non avrebbe potuto avere, perché era secretato, fa notare la giornalista). La consulenza Linarello parlava della possibilità che il dna sulle unghie di Chiara Poggi fosse di Andrea Sempio”.
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Garlasco, rivelazione bomba di Garofano su Andrea Sempio
L’ex comandante dei Ris ha ricostruito con precisione le tappe di quei giorni. “L’11 gennaio del 2017 ricevetti dall’avvocato Soldani, a nome di tutti e tre gli avvocati, tutta la documentazione della perizia De Stefano. La seconda mail la ricevo il 13 gennaio 2017, con la quale mi chiede anche di verificare se il profilo di Sempio potesse essere considerato idoneo a fronte della perizia Linarello”. Dopo aver esaminato i materiali, Garofano conclude che “quel prelievo fatto dall’agenzia investigativa corrispondeva ad Andrea Sempio”. Tuttavia, aggiunge, “a mio avviso, come correttamente aveva concluso De Stefano, non era idoneo per alcuna comparazione”.

Quando la giornalista gli chiede se non abbia avuto il dubbio che la documentazione fosse secretata, Garofano risponde: “Assolutamente no … quando ho visto che a nome di tre avvocati mi arrivava quella documentazione, per me era legittima. Non me lo sono nemmeno posto”. Un passaggio che mostra come, almeno dal suo punto di vista, non ci fosse consapevolezza di un possibile problema procedurale. Ma il nodo resta: perché quella consulenza non è mai stata formalmente depositata?
Sulla questione, il generale si dice ancora oggi perplesso. “La mia buona fede e trasparenza emerge … io sono rimasto sorpreso quando quest’anno l’avvocato Lovati mi ha detto che non era stata depositata. Non lo so. Strategia difensiva”. Aggiunge poi un dettaglio importante: la sua relazione, inviata via mail il 27 gennaio 2017, “non so se era legale o meno”, ma di certo “non me lo sono chiesto in questi mesi, non me lo sono chiesto. Aspetto anch’io che si possa scrivere una verità su questi passaggi e sul perché non è stata depositata”.

Garofano ha infine spiegato di aver rinunciato al suo incarico di consulente tecnico di parte il 30 settembre 2025, dopo anni di distanza dai fatti ma con ancora molti punti irrisolti. La sua testimonianza riporta alla luce uno dei casi giudiziari più complessi e controversi della cronaca italiana, in cui l’ombra di documenti mancati, analisi genetiche e strategie difensive continua a pesare sulla ricerca di una verità definitiva.


