Per quasi vent’anni il delitto di Garlasco ha continuato a occupare le cronache italiane, tra sentenze definitive, nuove piste investigative e continui colpi di scena. Oggi, a distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il quadro attorno ai protagonisti della vicenda sembra essersi nuovamente ribaltato, riportando l’attenzione pubblica su due figure che, per ragioni diverse, si trovano al centro del dibattito.
Da una parte c’è chi sta cercando di ricostruire una vita lontano dalle mura di un istituto penitenziario. Dall’altra, chi si ritrova coinvolto in una nuova inchiesta giudiziaria che ha inevitabilmente avuto ripercussioni sulla quotidianità, sul lavoro e sulla serenità personale. Due percorsi opposti che raccontano quanto il caso Garlasco continui a produrre conseguenze anche a quasi vent’anni dai fatti.

Il provvedimento che cambia tutto
Nelle scorse ore è diventata esecutiva la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha concesso ad Alberto Stasi l’affidamento in prova ai servizi sociali. Dopo oltre dieci anni e mezzo trascorsi tra detenzione, semilibertà e misure alternative, l’unico condannato per l’omicidio di Chiara Poggi ha così lasciato definitivamente il carcere di Bollate.

L’uscita dall’istituto è avvenuta nella mattinata successiva all’udienza durante la quale i giudici si erano riservati la decisione. Prima di varcare i cancelli, Stasi ha salutato il personale penitenziario e gli altri detenuti con cui aveva condiviso gli anni trascorsi all’interno della struttura, raccogliendo poi gli effetti personali accumulati durante la permanenza.

Nel documento che ha motivato la concessione del beneficio, i magistrati hanno tracciato un profilo particolarmente positivo del detenuto. I giudici hanno parlato di “equilibrio e resilienza“, evidenziando inoltre come il suo comportamento “non difetta di maturità e consapevolezza” e risulti “estraneo a contesti, logiche e subculture schiettamente criminali“. Valutazioni che hanno avuto un peso determinante nella scelta di concedere l’affidamento in prova.
Particolarmente rilevante è stato anche il giudizio espresso sul periodo di semilibertà, considerato pienamente conforme agli obiettivi di reinserimento sociale. Secondo il Tribunale, il percorso seguito da Alberto Stasi negli ultimi anni avrebbe dimostrato continuità, responsabilità e adesione alle regole previste dal programma trattamentale.
Mentre Alberto Stasi torna a vivere fuori dal carcere e ha già potuto riabbracciare la madre, un’altra figura legata al caso Garlasco sta attraversando una fase complessa. Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato nell’ambito delle recenti attività investigative della Procura di Pavia, starebbe affrontando anche difficoltà sul piano lavorativo. L’uomo, che lavorava come addetto in un negozio di telefonia all’interno di un centro commerciale della provincia pavese, avrebbe infatti interrotto da tempo la normale attività professionale a causa dell’enorme clamore mediatico.
A confermarlo è stato il suo legale, che ha spiegato come l’indagato non percepisca attualmente alcuno stipendio. “Non prende lo stipendio e per questo ho rifiutato un pagamento che Andrea Sempio voleva fare – ha spiegato l’avvocato di Sempio -. Lui è sempre molto attento a questo aspetto, ma le spese legali e per i consulenti in questo momento possono aspettare. A noi avvocati paga solo i rimborsi”.
Intanto Stasi guarda al futuro lontano da Garlasco. Dopo aver lasciato il carcere di Bollate, l’ex studente della Bocconi non tornerà a vivere nel paese dove si consumò il delitto che ha segnato la sua vita. Secondo quanto emerso, avrebbe scelto di trasferirsi in un piccolo comune dell’area milanese, dove iniziare una nuova fase della propria esistenza, mentre le nuove indagini continuano ad alimentare interrogativi e discussioni sul più famoso caso di cronaca nera italiana degli ultimi decenni.


