Un ragazzo di 17 anni è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere per la morte della zia, Chiara Guerra, insegnante di italiano di 53 anni residente a San Stino di Livenza, nel Veneziano. Il giovane, che avrebbe confessato il delitto dopo un lungo interrogatorio, si trova ora in una comunità per minori della provincia di Treviso, in attesa della decisione sulla convalida del fermo.
La competenza è della Procura dei minorenni di Trieste, dopo il primo intervento della Procura di Pordenone. Il ragazzo, che compirà 18 anni tra circa due mesi, avrebbe raccontato agli inquirenti di aver colpito la zia e poi di averne nascosto il corpo. Il delitto risalirebbe a giovedì 11 giugno, mentre la confessione sarebbe arrivata nella notte tra sabato 13 e domenica 14 giugno.

Chiara Guerra, le ricerche nel canale Malgher
Proseguono intanto le ricerche del corpo della professoressa. I vigili del fuoco di Venezia, con sommozzatori, droni ed elicottero, stanno perlustrando il canale Malgher e i corsi d’acqua collegati fino alla confluenza con il fiume Lemene, che sfocia nell’area di Caorle. Il tempo trascorso tra il delitto e la confessione potrebbe aver spostato la salma lungo la corrente, in punti profondi anche diversi metri.
Secondo le prime ricostruzioni, Chiara Guerra sarebbe stata colpita con un’arma da taglio in una zona vicina all’abitazione di famiglia, forse una legnaia. Il corpo sarebbe poi stato trasportato per oltre un chilometro, secondo alcune fonti anche con una carriola, fino al canale dove sarebbe stato gettato. Gli investigatori stanno cercando riscontri su ogni passaggio, dall’aggressione all’occultamento.

Il giovane avrebbe indicato come causa scatenante un rimprovero, ma gli inquirenti non escludono un quadro più complesso. Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbero tensioni familiari pregresse e possibili contrasti legati a questioni patrimoniali. Resta da chiarire se il gesto sia maturato all’improvviso o se vi sia stata una preparazione. Centrale anche l’accertamento sull’arma usata e sul momento in cui il 17enne l’avrebbe avuta con sé.
Gli investigatori stanno ricostruendo gli spostamenti del ragazzo nelle ore successive al delitto e verificando l’eventuale presenza di telecamere nella zona. Sarà necessario confrontare le ferite con l’arma indicata e stabilire con precisione la sequenza dell’aggressione. Al momento, secondo le verifiche in corso, il giovane avrebbe agito da solo. Per lui resta valida la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
A San Stino di Livenza resta il dolore per la morte di una donna descritta come amata da studenti, colleghi e vicini. Davanti all’abitazione sono comparsi fiori, messaggi e cartelloni lasciati da allievi e conoscenti. L’istituto in cui insegnava ha concesso agli studenti la possibilità di rinviare l’esame di terza media. Una comunità intera si è fermata davanti a un delitto che sembra uscito da un incubo domestico.


