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“Perché glieli abbiamo tolti”. Bimbi cresciuti nel bosco: si scopre la verità

  • Italia

Un mistero che si infittisce tra le colline abruzzesi, una famiglia che vive lontana da tutto, bambini che crescono tra natura selvaggia e silenzio assoluto. Ma cosa si nasconde davvero dietro i cancelli chiusi di quel casolare? Le voci corrono, i giudizi si moltiplicano e la tensione sale: una decisione drastica scuote la piccola comunità e accende il dibattito in tutta Italia.

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha infatti disposto l’allontanamento urgente dei tre figli della famiglia anglo-australiana Trevallion-Birmingham, residenti in un casale isolato nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti. Una scelta che arriva dopo settimane di indagini, sopralluoghi e denunce, lasciando dietro di sé una scia di domande senza risposta.

Casolare isolato nei boschi di Palmoli, luogo della vicenda Trevallion-Birmingham


La vita nel bosco: tra ruderi e silenzi

Secondo i giudici, i bambini – due dei quali di appena 6 e 8 anni – vivevano in condizioni che definire estreme è poco: un rudere fatiscente, senza acqua né elettricità, con solo una piccola roulotte a fare da spazio aggiuntivo. Perfino la perizia dei genitori ammette l’assenza totale di impianti e infissi, mentre il casale manca di ogni certificazione e controllo sanitario.

Nel provvedimento si parla chiaramente di rischio concreto: tra pericoli strutturali, rischio sismico, nessuna misura antincendio e un’umidità che – secondo i giudici – potrebbe causare gravi problemi di salute ai più piccoli. La situazione, si legge, sarebbe stata aggravata dal mancato dialogo con gli assistenti sociali e dal rifiuto dei controlli medici richiesti dalla pediatra.

Bambini isolati e genitori sotto accusa

Ma non è solo l’aspetto materiale a preoccupare: il tribunale si sofferma anche sull’isolamento sociale vissuto dai bambini. Pur avendo ottenuto l’idoneità scolastica, mancavano i requisiti per l’istruzione parentale e, soprattutto, la possibilità per i piccoli di vivere relazioni con altri coetanei.

L’ordinanza elenca una serie di rischi: difficoltà di apprendimento cooperativo, mancanza di autostima e problemi di regolazione emotiva. “Vivere tagliati fuori dal mondo”, scrivono i giudici, “può incidere profondamente sul futuro e sull’identità di questi bambini”.

Il caso esplode sui media: “I bambini usati come pressione”

A complicare tutto, la questione della privacy: la famiglia era già finita sotto i riflettori grazie a una puntata de Le Iene, dove i bambini sono apparsi in video. Secondo il tribunale, questa esposizione mediatica rappresenta una grave violazione della riservatezza dei minori, utilizzati – a detta dei giudici – dai genitori come strumento di pressione.

La decisione ha portato alla nomina di un tutore e all’intervento delle autorità anche internazionali, con Australia e Gran Bretagna chiamate a valutare eventuali soluzioni familiari alternative.

Genitori pronti alla battaglia: “Tutto falso, reagiremo”

L’avvocato dei genitori, Giovanni Angelucci, non ci sta e difende a spada tratta la famiglia: «Stiamo analizzando il provvedimento, ma contiene una valanga di inesattezze. Verrà impugnato». E ancora: «Quel luogo non è un rudere, abbiamo un certificato di abitabilità rilasciato da un ingegnere».

Intanto, la vita va avanti tra dolore e speranza: il padre, rimasto solo nel casolare, ha raggiunto i figli in comunità per portare loro frutta, vestiti e oggetti personali. Un gesto semplice, ma che racchiude tutta la drammaticità di una separazione improvvisa e di una famiglia che, ora più che mai, chiede di essere ascoltata.


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