Il caso di Garlasco, che si credeva chiuso da anni con la condanna definitiva di Alberto Stasi, torna a scuotere l’opinione pubblica e il mondo giudiziario. La procura di Pavia ha riaperto il fascicolo sulla morte di Chiara Poggi, la giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella sua casa di via Pascoli, con nuovi accertamenti che coinvolgono un nome già emerso in passato: quello di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.
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Ma parallelamente si muovono anche i magistrati di Brescia, impegnati in un’inchiesta che ipotizza presunti episodi di corruzione che avrebbero potuto influenzare le indagini di allora. Al centro, secondo quanto trapela, ci sarebbe l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, accusato di aver chiuso con troppa rapidità la posizione di Sempio nel 2017 e poi di nuovo nel 2020, quando l’uomo era finito sotto la lente per il delitto che da diciotto anni continua a dividere il Paese.

Garlasco, le intercettazioni pulite da Quarta Repubblica
Una doppia indagine, dunque, che riaccende i riflettori su un caso mai davvero dimenticato. L’ipotesi di fondo è che alcune decisioni giudiziarie possano essere state condizionate da interessi esterni, ma i magistrati stessi invitano alla prudenza: “tutto da dimostrare”, si precisa. Intanto gli atti vengono riesaminati, vecchi verbali riaperti, e l’attenzione si concentra su intercettazioni e documenti che in passato erano rimasti nei cassetti o mai completamente valorizzati. Una di queste registrazioni, rimasta a lungo inedita, è stata diffusa ieri sera durante la puntata di Quarta Repubblica, contribuendo ad alimentare nuovi interrogativi.

Il programma condotto da Nicola Porro ha infatti mandato in onda un frammento di audio che non risultava nei brogliacci originari dell’inchiesta su Sempio. Nella registrazione, il padre e la madre di Andrea discutono del prelievo di una somma in contanti “per pagare quei signori”. Il passaggio è disturbato, ma il lavoro tecnico della redazione ha permesso di chiarire parte del dialogo.

“Adesso devo anche trovare una formula per pagare quei signori”, si sente dire a Giuseppe Sempio. “Chi?”, chiede la moglie, Daniela Ferrari. “Eh, devo dare i soldi all’avvocato visto che escono…”, replica l’uomo, aggiungendo poi che forse un assegno o un intermediario, “Patrizio o l’Ivana”, potrebbero essere la soluzione. La donna propone allora di chiedere aiuto a una certa Silvia, “visto che pagavano gli operai e prelevavano avendo tanti soldi”. Il marito conclude: “Adesso vediamo. Glielo ho già detto. Lui mi ha detto, ‘Sì per me è uguale’. E l’altro: ‘Ma no, ma…’”.
Un frammento che apre a diverse interpretazioni e che i cronisti definiscono “una tessera in più in un mosaico complicatissimo”. Chi sono “quei signori” di cui parlano i genitori di Sempio? Si tratta davvero di avvocati, come sostiene la famiglia, o di soggetti diversi, legati a un’altra vicenda? La procura di Brescia, che segue anche questo filone, vuole vederci chiaro e ha già disposto nuovi accertamenti tecnici sugli audio originali.
Ma la puntata di Quarta Repubblica ha offerto anche un altro momento di rilievo: l’intervista, “strappata” dopo lunghe trattative, a Silvio Sapone, uno dei due carabinieri perquisiti dai magistrati bresciani. Pur non essendo indagato, Sapone – responsabile della polizia giudiziaria della procura di Pavia all’epoca dei fatti – è ritenuto figura chiave per comprendere i rapporti interni tra forze dell’ordine e uffici giudiziari. Secondo i pm, egli avrebbe avuto un contatto “opaco” con Sempio, non giustificato da alcuna esigenza investigativa.
Il maresciallo, però, si è difeso con fermezza, spiegando di aver chiamato Sempio solo per una verifica tecnica: “All’inizio non sapevamo se quel numero fosse davvero suo o se appartenesse a qualcun altro. Dovevamo esserne certi prima di procedere”. Una spiegazione semplice, che tuttavia non basta a dissipare i sospetti di chi teme che attorno al caso Poggi si sia consumata una rete di complicità e negligenze. Il mistero di Garlasco, a diciotto anni di distanza, continua così a farsi sempre più fitto, come se la verità fosse ancora nascosta dietro nuove ombre e vecchi silenzi.


