Diciotto anni dopo il delitto di Garlasco, il ricordo di Chiara Poggi continua a essere un nodo doloroso che non si scioglie. Era il 13 agosto 2007 quando la ventiseienne venne trovata senza vita nella sua abitazione, in una vicenda che da allora ha segnato in maniera indelebile la comunità pavese e l’opinione pubblica nazionale. Oggi, nel giorno dell’anniversario della sua morte, l’attenzione è nuovamente alta, complice anche il recente riaccendersi delle indagini e le nuove analisi sul Dna, che hanno alimentato teorie, dubbi e speranze di verità definitiva.
Le novità investigative, legate in particolare alla traccia genetica rinvenuta nella bocca della vittima, hanno riportato il caso sulle prime pagine. Gli inquirenti stanno cercando di fare piena chiarezza, ma il tempo trascorso e le tante piste battute nel corso degli anni rendono il percorso complesso e intricato. E mentre il dibattito pubblico si infiamma tra ipotesi e ricostruzioni, la famiglia di Chiara vive questa data con un peso che le parole non riescono a descrivere.
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Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, per questo anniversario non è stata organizzata alcuna commemorazione pubblica al di là del rito religioso. Nessun evento speciale, nessuna dichiarazione ai media, solo la volontà di mantenere un ricordo intimo e lontano dal clamore mediatico. Nel pomeriggio, come accade ogni anno, i genitori e il fratello si ritroveranno nella chiesa cittadina per assistere alla messa in suffragio della giovane donna.

Rita Preda e Giuseppe Poggi, insieme al figlio Marco, hanno scelto di vivere la giornata nel più assoluto silenzio. “Non vogliamo dire niente. Vogliamo solo trascorrere l’anniversario da soli e in silenzio”, hanno dichiarato alla stampa, una frase breve ma densa di significato, che racchiude la stanchezza emotiva e il bisogno di proteggere la propria sofferenza. Un dolore che, a diciotto anni di distanza, non si è attenuato e che forse non troverà mai consolazione, se non nella certezza di una verità completa.


Il loro silenzio, in un contesto così esposto mediaticamente, è un gesto che racconta più di qualsiasi dichiarazione. È la scelta di sottrarsi a una narrazione continua, di custodire il ricordo in un ambito familiare e spirituale, lontano dalle telecamere e dai microfoni. E, in questa giornata segnata da lutto e memoria, resta l’immagine di una famiglia che continua a chiedere giustizia, ma che oggi, più di ogni altra cosa, vuole restare sola con la propria Chiara.


