Ci sono dettagli che sembrano minuscoli, quasi insignificanti. Eppure, nei grandi casi di cronaca, sono proprio quelli a far tremare certezze costruite in anni di carte, perizie e sentenze. A volte basta un’inquadratura, un numero, una prova pratica per riaccendere tutto: dubbi, rabbia, domande rimaste lì a marcire.
Nell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, a Garlasco, il tempo non ha mai davvero chiuso le porte. E adesso, mentre la Procura di Pavia e i carabinieri del Nucleo operativo di Milano sono tornati a lavorare sul caso con nuovi accertamenti, un elemento in particolare sta facendo discutere come poche cose: una scarpa.
Da oltre un anno gli investigatori hanno riaperto il fascicolo e, dopo la chiusura delle indagini, la tesi è diventata pesantissima: per l’accusa, l’assassino sarebbe Andrea Sempio, 38 anni. Un passaggio che ha riportato l’attenzione su quella che viene chiamata “impronta 6”, una traccia legata alla scarpa dell’aggressore individuata sul pavimento della villetta.
È un punto delicatissimo: perché quell’impronta, secondo quanto riportato anche nelle ricostruzioni processuali, sarebbe riconducibile a una scarpa “a pallini” identificata come Frau (codice 27U1) taglia 42. Ed è qui che la storia prende una piega che, per molti, suona quasi agghiacciante.

Sempio ha sempre sostenuto una cosa molto semplice: quel numero non è il suo. Dice di portare il 44. Ma ora la difesa ha deciso di giocare la carta più diretta, quella che non passa solo dai numeri ma anche dagli occhi: un filmato in cui si vedono le calzature indossate dall’indagato durante gli esami commissionati dalla sua difesa.
Il consulente Armando Palmegiani, a supporto dei legali, sostiene che il piede di Sempio non sarebbe compatibile con quelle Frau 42-43. Tradotto: non ci starebbe proprio. E il cuore della contestazione è tutto lì, nel “può o non può” accadere fisicamente.
Dopo la chiusura delle indagini lo scorso 7 maggio, la difesa ha depositato diverse consulenze. Nel testo si legge che il piede di Sempio, misurato durante la consulenza tecnica della Procura, avrebbe una larghezza minima di 11,5 centimetri. E che la scansione ad alta risoluzione avrebbe indicato addirittura 12,0 centimetri.
Secondo i consulenti di parte, questo renderebbe “fisicamente impossibile” infilare quel piede in una scarpa progettata per larghezze molto inferiori: si parla di un massimo di 9,2 centimetri per suola e dima interna. Nel test visivo, sostengono, l’estremità non entrerebbe nel modello Frau 42. Un’immagine semplice, quasi brutale: provi a calzarla, e non va.
Dall’altra parte, c’è la consulenza della Procura firmata dall’antropologa forense Cristina Cattaneo, che invece indica compatibilità tra il piede dell’indagato e quelle calzature, sulla base di misurazioni antropometriche e scansioni 3D effettuate il 24 e 25 ottobre 2025.
Non solo. Gli investigatori hanno anche precisato un punto che pesa come un’incognita enorme: non sono note le calzature in possesso di Sempio al 13 agosto 2007. E quella scarpa non fu mai trovata nemmeno in possesso di Alberto Stasi. È uno di quei dettagli che, nei casi interminabili, continuano a riaprire spiragli e a richiudere certezze.
Ora tutto potrebbe passare da un eventuale processo: sarà lì che questi elementi verranno messi davvero alla prova, con contraddittorio, verifiche e nuove valutazioni. La Procura, intanto, entro fine settembre potrebbe formulare la richiesta di rinvio a giudizio. E Garlasco, ancora una volta, resta sospesa in quell’aria pesante dove ogni centimetro può cambiare una storia.


