La nuova accelerazione dell’inchiesta sul delitto di Garlasco sta riportando sotto i riflettori uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi vent’anni. La Procura di Pavia, infatti, ha deciso di riaprire diversi filoni investigativi e di riascoltare una lunga serie di persone già coinvolte nell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Non soltanto l’indagato Andrea Sempio, ma anche le gemelle Cappa e soprattutto Marco Poggi, fratello della vittima, tornato improvvisamente al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria.
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In queste ore il clima attorno all’inchiesta si è fatto sempre più teso. Ogni dettaglio viene nuovamente analizzato, ogni dichiarazione passata rischia di essere rimessa sotto la lente degli investigatori. Tra trasmissioni televisive, ricostruzioni e nuove ipotesi investigative, il nome di Marco Poggi è diventato uno dei più discussi. E mentre magistrati e consulenti cercano di ricostruire il mosaico completo di quella mattina del 13 agosto 2007, cresce la convinzione che alcune vecchie deposizioni possano oggi assumere un peso completamente diverso.

Garlasco, Marco Poggi può essere la chiave per la soluzione?
A riportare il caso al centro del dibattito televisivo è stata anche la trasmissione Quarta Repubblica, il programma di approfondimento condotto da Nicola Porro su Rete 4. Nel corso della puntata si è parlato delle nuove convocazioni disposte dalla Procura e delle possibili contraddizioni emerse negli anni. In studio è intervenuta la cronista di nera Rita Cavallaro, che ha puntato l’attenzione proprio sulle dichiarazioni rese da Marco Poggi nel passato.

Secondo la giornalista, esisterebbero infatti alcune anomalie tra quanto raccontato dal fratello di Chiara e i dati emersi dalle consulenze tecniche sul computer della vittima. “Ci sono delle incongruenze in relazione alla consulenza fatta dal professor Dal Checco sul computer di Chiara, rispetto a quello che ha detto il 20 maggio Marco Poggi”, ha dichiarato Cavallaro durante il dibattito televisivo. Parole che hanno immediatamente acceso nuove polemiche e rilanciato interrogativi mai del tutto sopiti.

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La stessa Cavallaro ha poi escluso scenari alternativi rispetto alla posizione di Andrea Sempio, sostenendo che il movente porterebbe in una direzione precisa. “Il movente esclude chiunque altro, poi sarà da vedere se ci siano delle eventuali coperture in futuro”, ha spiegato la cronista, facendo riferimento anche alle piste investigative che negli anni hanno coinvolto indirettamente altri nomi.
Ma la parte più delicata della vicenda riguarda proprio Marco Poggi. Nella seconda parte della mattinata televisiva dedicata al caso, durante Mattino 5, l’avvocato Fabrizio Gallo ha lanciato un monito molto chiaro sulle possibili conseguenze di eventuali contraddizioni nelle deposizioni del fratello di Chiara. Il legale ha spiegato che, nel caso in cui emergessero discrepanze rilevanti rispetto alle dichiarazioni precedenti, Marco Poggi potrebbe perfino rischiare l’accusa di falsa testimonianza.
In poche parole, Marco Poggi rischia di passare da testimone a indagato per falsa testimonianza. A rincarare la dose ci ha pensato anche il giornalista Stefano Zurlo, intervenuto nel dibattito con una spiegazione netta sul piano procedurale: “Se tu dici una cosa e il pubblico ministero documenta la falsità di questa cosa, si sospende l’interrogatorio, si chiama l’avvocato difensore e tu da testimone passi ad essere indagato. Succede infinite volte”. Una frase che ha inevitabilmente aumentato la pressione attorno alla nuova convocazione di Marco Poggi.
Ed è proprio qui che, secondo molti osservatori, potrebbe nascondersi il vero punto di svolta dell’intera inchiesta. I magistrati ritengono infatti che Marco Poggi possa rappresentare la chiave per arrivare finalmente alla soluzione definitiva del caso di Garlasco. Non solo per ciò che potrebbe sapere, ma anche perché eventuali incongruenze o dettagli mai chiariti potrebbero aiutare gli investigatori a ricostruire con maggiore precisione i rapporti, i movimenti e le dinamiche attorno al delitto di Chiara Poggi. Dopo quasi vent’anni, il caso continua così a riaprire interrogativi pesantissimi, mentre ogni nuova audizione rischia di cambiare ancora una volta lo scenario investigativo.


