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“Sono arrivati anche loro”. Alex Zanardi, chi c’era ai funerali

  • Italia

C’è un filo invisibile che lega Alex Zanardi a milioni di persone, ben oltre le piste, le medaglie e le imprese sportive. È il filo della resilienza, della capacità di rialzarsi quando tutto sembra perduto. La sua storia è diventata negli anni un simbolo universale, un racconto che ha superato i confini dello sport per entrare nella vita quotidiana di chiunque abbia avuto bisogno di credere in una seconda possibilità.

>> Alex Zanardi, la scena ai funerali che spezza il cuore. Pieno di amici vip all’ultimo saluto

La carriera di Zanardi è stata segnata da trionfi e cadute, ma soprattutto da una straordinaria rinascita. Dopo il terribile incidente del 2001, che lo privò delle gambe, il campione bolognese ha saputo reinventarsi, trasformando il dolore in energia e determinazione. Da pilota di Formula 1 a icona paralimpica, il suo percorso ha incarnato una filosofia semplice e potentissima: non arrendersi mai.


Alex Zanardi, in migliaia per l’addio al campione della gente

A ricordare con emozione questa straordinaria parabola è stato anche il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che ha sottolineato come “Era l’emblema della positività perché poi da quell’incidente del 2001 nel quale ha perso le gambe, poi c’è stata tutta una rimonta”. Parole che raccontano meglio di qualsiasi cronaca la forza di un uomo capace di trasformare una tragedia in una nuova partenza.

Zaia ha poi evidenziato il profondo impegno sociale del campione, ricordando uno degli ultimi incontri: “Un atleta che aveva anche un forte legame con il bene – aggiunge Zaia -, l’ultima volta che l’ho incontrato era per un’iniziativa benefica per fare dei pozzi e una scuola in Sud Sudan. Tanto per dire quanto legato era al nostro territorio, perché questa operazione era promossa da imprenditori veneti, dove era attento al sociale”. Un legame concreto con il territorio e con chi aveva più bisogno, che rende ancora più forte la sua eredità.

Il messaggio lasciato da Zanardi continua a vivere nelle parole e nei gesti di chi lo ha conosciuto. “Di Alex resta il messaggio ‘solo i pessimisti non fanno fortuna’: mi permetto di di dire una cosa che dico sempre io, ma che comunque era la sua cifra”, ha concluso Zaia, restituendo l’essenza di un uomo che ha fatto dell’ottimismo una vera e propria missione.

Intanto, nella basilica di Basilica di Santa Giustina, il silenzio è stato spezzato da un lungo e intenso applauso. Dopo un minuto di raccoglimento, la piazza ha accolto il feretro in un clima carico di emozione. Ad attendere la bara bianca, decorata con una corona di rose, c’erano la moglie Daniela, il figlio Nicolò e la madre Anna, stretti in un abbraccio collettivo insieme a Don Marco Pozza.

Proprio Don Marco Pozza, prima di celebrare il rito, ha pronunciato parole profonde: “Sono orgoglioso di avere avuto un amico come Alex, che non mi ha aiutato a diventare un prete migliore, ma non mi importava: mi ha aiutato a diventare un uomo migliore, questo mi importa”. E ancora: “Alex siamo tutti noi? Dipende, se oggi sapremo cogliere questa eredità e farla nostra oppure se oggi la vivremo come uno show”. Un invito chiaro a trasformare il dolore in consapevolezza.

Tra le personalità presenti, spicca anche Alberto Tomba, che ha voluto ricordarlo così: “Alex è stato grandioso per la forza e la volontà che ci ha messo. Era un grande, un mio paesano”. Accanto a lui, numerosi rappresentanti delle istituzioni e dello sport, come Giovanni Malagò, il sindaco di Padova Sergio Giordani, e il presidente regionale Alberto Stefani.

Non sono mancati nemmeno i grandi nomi dello sport paralimpico e del motorsport: Bebe Vio, Giusi Versace, Stefano Domenicali, insieme ai rappresentanti di Obiettivo3 e a tanti altri protagonisti che hanno voluto rendere omaggio a un uomo che ha lasciato un segno indelebile. Una presenza forte che ha ammutolito i presenti. Fuori dalla basilica, nonostante la pioggia, una folla silenziosa è continuata ad arrivare, a dimostrazione di quanto Alex Zanardi fosse davvero il campione della gente.


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